Festival di Sanremo – Sergio Caputo: “Mi aspettavo che “Il Garibaldi Innamorato” fosse incluso nella serata celebrativa dell’Unità d’Italia”

Sergio Caputo ha mal digerito che “Il Garibaldi innamorato”, brano con cui

Sergio Caputo

partecipò nel 1987 al Festival di Sanremo, non sia stato inserito tra i pezzi che saranno interpretati giovedì al Festival nel corso della serata dedicata alla celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. “Da più di un anno ricevo incoraggiamenti e lodi per aver scritto una canzone come “Il Garibaldi Innamorato” – ha dichiarato Sergio Caputo – “un brano che è entrato nella storia della canzone italiana, e che parla di Garibaldi a livello umano e poetico e al di là delle retoriche.  Tra l’altro, un brano che è legato alla storia del Festival di Sanremo, dove nel 1987 l’ho presentata al grande pubblico.  Mi sarei aspettato un invito anche simbolico al Festival, o quantomeno che la canzone fosse inclusa nella serata celebrativa.  Sono molto stupito che ciò non sia accaduto.”

L’illogica utopia di Giorgio Gaber

Se abbiamo già sperimentato quanto possa fare male una dittatura militare, non sappiamo ancora quanto possa fare male la dittatura della stupidità.” Sono parole di Giorgio Gaber. E pesano come macigni. Il Signor G si è rivelato sempre pronto a fotografare storture, incoerenze, contraddizioni della realtà sociale e politica

Copertina del libro "Gaber. L'illogica utopia"

circostante. Con la sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile nella storia culturale del nostro paese. Sono passati appena otto anni dalla sua morte, ma sono già innumerevoli i volumi che cercano di raccontare la sua arte. Il libro “Gaber. L’illogica utopia” (Edizioni Chiarelettere, pag. 320, euro 59,00 ) è uno degli ultimi usciti, ma anche uno dei più completi. È un’autobiografia. Sì, perché a parlare è proprio Giorgio Gaber. Il giornalista e fotografo Guido Harari, che ha curato la realizzazione di quest’opera, ha setacciato gli archivi della Fondazione Giorgio Gaber e ha raccolto materiali audio e video, interviste, manoscritti, testi inediti. Così, grazie alle trascrizioni di tutto il materiale radunato, è lo stesso Gaber a raccontare nel libro il proprio percorso umano e artistico. E parte da Milano, la città che lui ha amato e cantato, il luogo in cui ha vissuto la sua infanzia e in cui ha conosciuto, una volta raggiunto il successo, un illimitato e costante amore del pubblico. Il Signor G racconta il suo approccio con la musica e i primi passi nel mondo dello spettacolo. Poi parla delle contraddizioni degli anni Settanta: “Rimpiango di quegli anni ciò di cui oggi molti sentono la mancanza: la tensione morale, il piacere di essere in tanti, la speranza di partecipare al cambiamento. Tutto è finito malissimo e troppo in fretta. Ho cominciato tanti anni fa a non riconoscermi più in quello che i giovani facevano in nome della politica, quando qualcuno cominciò a sparare. È allora che è iniziato il crollo degli anni Settanta e ogni possibilità di dialogo e cambiamento si è chiusa”. Il racconto di Gaber è accompagnato da una serie di immagini scovate negli archivi dei fotografi che lo hanno seguito nel corso della sua lunghissima carriera. Nel volume si possono trovare anche le copertine dei dischi, una cronologia dettagliata e la discografia completa. Sfogliando “L’illogica utopia” capita qualcosa di miracoloso: si riesce a sentire nuovamente la voce del Signor G, il suo timbro caldo ed elegante. E non si può fare a meno di immaginarlo ancora sul palco, con una luce soffusa che lo “abbraccia” con discrezione, mentre scuote le nostre coscienze con il suo teatro canzone.

La recensione è stata pubblicata anche su  http://www.radiowebitalia.com/notizia.php?id=1297170001

“Il web? Lo uso, ma non mi lascio usare” – Intervista all’attrice Sara D’Amario.

Sara D’Amario è l’attrice più richiesta del momento. Dopo la partecipazione al film “La banda dei Babbi Natale”, a fianco di Aldo, Giovanni e Giacomo, e

Sara D'Amario

l’ingresso nel cast di Cento Vetrine, nei prossimi mesi sarà su Canale 5 con la terza serie de “I liceali”. Il primo di numerosi appuntamenti che la vedranno protagonista sul piccolo schermo per tutto il 2011.

Di seguito il link dell’intervista.

http://www.radiowebitalia.com/notizia.php?id=1296639000

“Musicaromanzo”, per raccontare la parte più intima e misteriosa – Intervista a Nada

Nada è una delle artiste italiane più coraggiose e versatili. Fino al 30 gennaio sarà al Teatro Vascello di Roma con lo spettacolo “Musicaromanzo”, un monologo tratto dal suo libro autobiografico “Il mio

Nada

cuore umano”. Mi ha raccontato un po’ di cose di questo nuovo progetto, del passato (Piero Ciampi) e del futuro (il 12 aprile esce il nuovo album).

Ecco il link dell’intervista:

http://www.radiowebitalia.com/notizia.php?id=1296028801

“Rock & Servizi segreti” – Quando Zappa fu arrestato per aver composto le musiche di un film porno.

Intorno alla metà degli anni sessanta, il rock spaventò l’establishment politico degli Stati Uniti. I governanti cominciarono a temere la capacità

Copertina del libro di Mimmo Franzinelli

aggregativa della musica e cercarono di impedire in qualsiasi modo che questa divenisse un veicolo di contestazione del sistema. Così molti musicisti finirono sotto tiro e divennero sorvegliati speciali. A riguardo Mimmo Franzinelli ha svolto un attento lavoro d’indagine raccolto nel libro “Rock & Servizi segreti – Musicisti sotto tiro: Da Pete Seeger a Jimi Hendrix a Fabrizio De André” (Bollati Boringhieri, pp. 232, euro 16,00). Analizzando le migliaia di pagine di rapporti redatti dalla CIA e dall’FBI, resi pubblici dopo trent’anni, lo scrittore ha ricostruito le operazioni di spionaggio e le campagne di discredito svolte dall’intelligence americana a discapito di musicisti del calibro di John Lennon, Jimi Hendrix, Frank Zappa, Pete Seeger, Jim Morrison e molti altri. Questi grandi esponenti della scena musicale mondiale vennero sospettati di essere promotori di campagne destabilizzanti per l’ordine pubblico degli Stati Uniti. Nei loro confronti ci fu un’autentica persecuzione, promossa e orchestrata dal Presidente Nixon con la complicità del discusso capo dell’FBI, Edgard Lee Hoover. Proprio quest’ultimo ebbe il compito di ostacolare in tutti i modi l’attività degli artisti “scomodi”. Anche con metodi illeciti. Alcuni di loro furono tratti in arresto con le scuse più banali. Frank Zappa, per esempio, fu imprigionato per aver composto le musiche di un film porno. Nei confronti di altri musicisti vennero inventate alcune prove ad hoc per screditarli o per metterli contro i giovani dei movimenti. Altri vennero spiati in maniera ossessiva. Spesso il controllo diventava così pressante ed evidente da indurre alcuni di loro al suicidio. Come nel caso del musicista Phil Ochs che, dopo aver raggiunto livelli incontrollati di depressione e paranoia, si tolse la vita. Nel libro viene evidenziato, sempre grazie ai documenti raccolti, come alcuni artisti godessero del favore dell’FBI. Tra questi anche Elvis Presley che, nonostante fosse un consumatore abituale di droghe, pare ambisse a un ruolo di agente segreto. Per quanto riguarda il nostro paese, nonostante ancora non sia caduto il segreto istruttorio, Franzinelli è riuscito a venire in possesso di documenti, redatti dai servizi segreti, riguardanti l’attività di Fabrizio De Andrè. Ai tempi, il cantautore genovese fu addirittura sospettato di essere un finanziatore delle Brigate Rosse. “Un’immagine totalmente fantastica, quella tratteggiata dai rapporti segnaletici – scrive Franzinelli a proposito – frutto di ottusità e pregiudizi, oltre che di abissale incomprensione per una tra le più straordinarie voci del nostro tempo”.

“Io e i CCCP. Da Carpi a Berlino. Una storia fotografica e orale.” – Intervista a Umberto Negri, il primo bassista della band reggiana.

Umberto Negri è stato il primo bassista dei CCCP Fedeli alla Linea. Testimone e protagonista della nascita di un fenomeno musicale di cui è stato parte integrante fino al 1985. Dopo venticinque anni ha deciso di

Copertina del libro

liberare i ricordi e aprire i suoi archivi fotografici che testimoniano i primi passi della band reggiana. Così è nato “Io e i CCCP. Da Carpi a Berlino. Una storia fotografica e orale.” (Shake, pag. 444, euro 19), un libro che non può mancare sugli scaffali degli appassionati e dei nostalgici del punk filo-sovietico.

Dopo un mese di “inseguimenti” reciproci, ecco a voi l’intervista a Umberto Negri.

Intervista a Umberto Negri

Umberto Negri è stato il primo bassista dei CCCP Fedeli alla Linea. Testimone della nascita di un fenomeno musicale di cui è stato parte integrante fino al 1985. Dopo venticinque anni ha deciso di liberare i ricordi e aprire i suoi archivi fotografici per raccontare i primi passi della band reggiana. Così è nato “Io e i CCCP. Da Carpi a Berlino. Una storia fotografica e orale.” (Shake, pag. 444, euro 19), un libro che non può mancare sugli scaffali degli appassionati e dei nostalgici del punk filo-sovietico.

Umberto, come mai hai deciso, dopo molti anni, di aprire il tuo archivio fotografico e tirare fuori i ricordi della tua militanza nei CCCP?

È stato l’incontro casuale con Gomma Guarnieri, al mare, dopo più di venti anni. Ho accettato di fare un’intervista, che poi ha pubblicato sul suo sito www.gomma.tv . Così gli ho raccontato di questi rullini in bianco e nero. Tornato a casa ho colto l’occasione per scansionare tutto il mio archivio. Quando Gomma le ha viste mi ha proposto di pubblicarle. Mi sono fatto allettare dall’idea che uscissero dal cassetto e rimanessero sulla carta: molte non erano neppure state mai stampate. Si è poi posto il problema di scrivere qualcosa per accompagnarle, e da lì il testo.

Come e quando è iniziata la tua storia con i CCCP?

Ferretti, Zamboni e Zeo (Giudici) avevano fatto questo gruppo, MitropaNK, e quattro o cinque canzoni, ma avevano bisogno di un bassista e soprattutto di qualcuno che sapesse fare funzionare gli impianti e capisse qualcosa di musica. Ero amico da anni di Zamboni e avevamo già suonato insieme, anche se in modo piuttosto amatoriale. Così nel luglio del 1982 mi hanno cooptato. Il nome CCCP è nato solo qualche mese dopo, al ritorno da un viaggio estivo a Berlino, ma il suono e un nucleo fondamentale di pezzi erano già stati definiti da qualche mese.

Qual è il ricordo più bello di quegli anni?

Non c’è un momento particolare che potrei definire “più bello”. È stata una storia intensa e importante, con  momenti belli e altrettanti brutti, ma con la netta sensazione che comunque stavamo facendo qualcosa di importante, anche se per molto tempo lo abbiamo saputo solo noi.

Perché hai lasciato i CCCP nel 1985?

Sono passati 25 anni, oggi posso cercare di dare al più un’interpretazione.
Penso che, tra gli altri motivi, soprattutto patissi l’inaffidabilità di Ferretti, che era il vero dominus del gruppo. I CCCP senza di me o senza Zamboni potevano andare avanti, ma senza Ferretti non avevano possibilità. Mi sembravano basi troppo labili per giocarci l’esistenza.

Dal 1985 in poi hai avuto modo di incontrare Zamboni e Ferretti?

Ho continuato a frequentare Zamboni abbastanza e regolarmente fino a quando mi sono trasferito a Torino nei primi anni ‘90. Ho invece incontrato Ferretti solo occasionalmente, l’ultima volta a un Salone del Libro. Diciamo che ho avuto dei contatti fino allo scioglimento dei CSI.  

Quali sono oggi i vostri rapporti?

Saranno una decina di anni che non sento nessuno.  

Di cosa ti occupi attualmente?

Di diritto. Sono avvocato e insegno in un istituto serale.   

http://www.radiowebitalia.com/notizia.php?id=1293534000

Astutillo Malgioglio, il volto pulito del calcio

Astutillo Malgioglio è stato un calciatore, un portiere di serie A. Ha giocato con squadre del calibro della Roma, della Lazio e dell’Inter. La sua carriera da professionista è durata circa quindici anni, dal 1977 al 1992. Un calciatore atipico: niente macchine potenti, niente ville sfarzose, niente donne facili. Astutillo decise di non dissipare il proprio denaro in beni e svaghi effimeri. Preferì fare qualcosa di utile per gli altri, dando una mano

Astutillo Malgioglio con la maglia dell’Inter

ai bambini affetti da distrofia muscolare. Dopo essersi specializzato nello studio dei problemi motori, nel 1977 cominciò ad accudire bambini affetti da distrofia muscolare. Per questo investì i propri soldi nel centro ERA 77, una palestra che attrezzò con macchine adeguate a prestare le cure a questi bambini.

Nel 1985 andò a giocare con la Lazio, dopo aver militato qualche anno nella Roma. I tifosi biancocelesti non potevano perdonargli l’affronto di aver vestito la maglia dell’odiatissima squadra rivale. Così, partita dopo partita, non perdevano occasione di stuzzicarlo, ricordandogli che era stato uno “sporco romanista”.

Il 9 marzo del 1986, come ogni domenica, Malgioglio scese in campo per difendere la porta della Lazio. Quel giorno i biancocelesti affrontavano il Vicenza. Ad accoglierlo, però, questa volta non furono solo i cori che gli sottolineavano ancora una volta la sua militanza nella Roma. Ci fu anche uno striscione: “Tornatene dai tuoi mostri”. I mostri erano i bambini assistiti da Astutillo. Posso solo immaginare cosa sia successo nella testa e nel cuore di Malgioglio. Il

Astutillo Malgioglio quando giocava nella Roma

tumulto che quello striscione avrà smosso dentro di lui.

No, il giocatore non poteva sopportare questo affronto ai suoi bambini. “Insultate me, ma lasciate stare i “miei” bambini”, avrà certamente pensato in quel momento. La partita ebbe inizio. Malgioglio, distratto e confuso dal disprezzo con cui era stato accolto, prese due goal ingenui, probabilmente evitabili. In quei minuti d’inferno, tra cori, striscioni e avversari che approfittavano di quella giornata no, prese la decisione di farla finita con il calcio. Non poteva sopportare che qualcuno toccasse i suoi “amici fragili”. Così, al fischio finale, Astutillo si tolse la maglietta della Lazio e ci sputò sopra. Poi la gettò verso la curva e uscì dal campo. Pochi giorni dopo rescisse il contratto con la Lazio. E decise di congedarsi per sempre dal mondo del calcio.

Passata da poco tempo quella brutta domenica, gli arrivò la telefonata di Giovanni Trapattoni. Lo voleva assolutamente all’Inter come vice di Walter Zenga. Dopo qualche titubanza, Malgioglio accettò. All’Inter ebbe modo di riscattarsi. Il suo impegno con i bambini distrofici venne appoggiato e incoraggiato da tutti. Dalla dirigenza ai compagni di squadra. Astutillo trovò addirittura alcuni compagni disposti a dargli una mano. Su tutti Jurgen Klinsmann, che fu coinvolto in diverse cene di beneficienza. Nel 1989 arrivò anche lo scudetto dell’Inter. Una grande soddisfazione per un atleta generoso, che era stato ingiustamente maltrattato dal mondo del calcio. Il giusto risarcimento per le sofferenze patite qualche anno prima.

Poi arrivò il ritiro definitivo dalla scena del calcio. Questa volta sul serio. Era il 1992. Astutillo aveva 34 anni e militava nell’Atalanta.

Dopo aver lasciato la carriera agonistica, Malgioglio continuò a gestire il suo centro per la riabilitazione dei bambini distrofici. Ma i soldi finirono in pochissimi anni. Così fu costretto a chiudere Era 77 e a regalare i costosissimi macchinari che aveva acquistato. Per un po’ continuò a fare assistenza gratuita a domicilio. Poi la salute smise di assisterlo e fu costretto ad abbandonare anche questo ultimo stralcio di attività.

Ancora oggi pare che la sua salute non sia delle migliori. Di lui si sa pochissimo. Ma una cosa è certa, quando vedo giocatori capricciosi che passeggiano per il campo, che sfrecciano sulle loro auto potenti, che si mettono in posa davanti ai fotografi con la velina di turno, beh, non posso fare a meno di pensare ad Astutillo Malgioglio. Sì, penso a lui. E mi consolo. Perché rivedo davanti agli occhi qualcosa di più di un atleta, un giocatore, un portiere. Vedo il volto pulito del calcio.

Lunga vita al Subbuteo

Stasera, mentre “passeggiavo” su Google News, mi è saltata agli occhi questa notizia (ne ripropongo un flash in grassetto):

Lunedì 13 – mercoledì 15 – martedì 21 dicembre 2010 si svolgerà il 1° Torneo di Subbuteo al Palazzo Giovane (vicolo Santa Maria Maggiore, 1 – Firenze) in collaborazione con Associazione Subbuteo Firenze.

Sono contento che il Subbuteo sia ancora “vivo”. In questi ultimi anni, infatti, ha vissuto in continua agonia, soprattutto per l’avvento dei videogiochi.

Per fortuna ci sono alcuni nostalgici che si ostinano a tenere in vita uno dei giochi da tavolo che ha segnato l’adolescenza di milioni di persone, compresa quella del sottoscritto.

C’è da dire che non è stato solo il passatempo di migliaia di ragazzini che si nutrivano di pane, nutella e Subbuteo, ma anche uno strumento utile per giocatori di calcio e allenatori. Nel 2003, infatti, Paolo Di Canio, in procinto di passare al Celtic, dichiarò che l’unica cosa che sapeva della squadra scozzese era che giocava con una maglietta a righe verdi e bianche. E questo grazie alla sua passione per il Subbuteo. Invece, pare che un inserviente, portando la colazione in camera a Sven Goran Eriksson, negli anni in cui allenava la Lazio, lo trovò con una tavola sulle gambe occupata da parecchie miniature del Subbuteo.

E pensare che l’inventore di questo gioco non fu né un calciatore né un allenatore, ma l’ornitologo Peter Adolph, che realizzò la sua idea nel 1947, dandogli il nome di una specie di volatile di cui si occupava durante i suoi studi. Nei vari decenni, il Subbuteo ha avuto momenti di alti e bassi. Ha vissuto picchi ineguagliabili in concomitanza dei Mondiali del ’66 e con la prima Coppa del Mondo di Subbuteo, giocata nel 1970. Poi ha subito una certa flessione nei primi anni ottanta, per riaffermarsi nel decennio successivo quando il mondiale di Subbuteo divenne addirittura un evento di marketing, suscitando l’interesse delle televisioni.

Dal ’94 esiste la F.I.S.C.T., Federazione Italiana Sport Calcio da Tavolo, che organizza i campionati maschili e femminili del gioco.

Insomma, lunga vita al Subbuteo.

In vendita la copia di “Double Fantasy” che John Lennon autografò al suo assassino

Diverse testate giornalistiche americane hanno riportato la notizia della messa in vendita della copia di “Double Fantasy” che Mark Chapman fece autografare a John Lennon l’8 dicembre del 1980, cinque ore prima di ucciderlo. Il valore attuale è di 850.000 dollari.

Una foto ormai storica: John Lennon autografa la copia di "Double Fantasy" a David Chapman.

Il noto negoziante di autografi, Gary Zimet, ha affermato che “l’album di cui stiamo parlando è l’oggetto più straordinario nella storia del rock’n’roll.”

Il disco fu recuperato da Phillip Michael, la persona che si occupava della manutenzione del palazzo in cui viveva Lennon, poco dopo l’uccisione dell’ex Beatles. L’uomo lo lasciò in custodia alla polizia per le indagini, la quale glielo restituì poco tempo dopo.

Phillip Michael, nel 2000, ha venduto il disco a un acquirente anonimo alla cifra di 165.000 dollari.

Pochi giorni fa, il misterioso dententore di questo pezzo unico ha rimesso sul mercato la copia di “Double Fantasy” a 850.000 dollari, cinque volte il prezzo di acquisto.

La notizia sul sito della CNN: http://edition.cnn.com/2010/US/11/22/ny.lennon.album/index.html