Disco pubblico: l’esperimento di Marco Parente

Quanto conviene oggi a un artista indie, che non ha alle proprie spalle unnamedle multinazionali della musica, registrare, far stampare e distribuire un album? Probabilmente è questa la domanda che si é posto il cantautore Marco Parente quando ha avuto tra le mani dieci nuove canzoni. Dubbio più che legittimo, considerato che oggi il sostentamento di un musicista indipendente scaturisce prettamente dai live.

Ovviamente domande e dubbi sono frutto di una lunga riflessione. Marco Parente, infatti, ha attraversato vent’anni di musica, confezionando otto dischi e una miriade di progetti e collaborazioni importanti (CSI, Andrea Chimenti, Cristina Donà, Stefano Bollani, ecc.), e ha vissuto sulla propria pelle i mutamenti del mondo discografico, approndando all’epoca attuale in cui la fruizione musicale è più immediata e veloce rispetto al passato. Ormai il cd viene bypassato scaricando brani  dalla Rete direttamente su computer, tablet o smartphone. Gli oggetti cd/vinile sono diventati supporti per un numero sempre più esiguo di appassionati o nostalgici, quelli che ancora siedono in poltrona ad ascoltare con attenzione un nuovo disco e che magari amano sfogliare il libricino per approfondire testi e avere una visione completa del progetto. Ma ormai sono veramente pochi.

Parente ha preso atto di tutti questi cambiamenti e ha deciso di sperimentare una nuova formula, lanciando il progetto Disco pubblico: non un cd con i nuovi brani, non un vinile, ma “pubblic-azioni” degli ascoltatori. Ognuno potrà creare il proprio album personale recandosi al concerto del cantautore e registrando le nuove canzoni con smartphone, tablet e altri strumenti tecnologici. Un contatto diretto tra Marco, i suoi musicisti e il pubblico. Non ci sarà nulla a filtrare questo scambio di energie, di note e di poesia. I luoghi dei concerti diventeranno lo studio di registrazione, ciascuno con la propria acustica. Così ogni spettatore potrà dare vita, evento dopo evento, a un Disco pubblico sempre nuovo, unico e originale. E poi avrà la possibilità di condividerlo con altri, riversandolo nel sito http://www.discopubblico.it che farà da piattaforma e da punto di raccolta di tutte le “pubblic-azioni” avvenute durante il tour.

L’iniziativa partirà a gennaio 2016 con le prime quattro date. “Questo mio è l’invito a partecipare a un esperimento, che non intende esser né nuovo né rivoluzionario, tanto meno una provocazione – scrive Parente – È solo la cosa più onesta e sensata che sento di poter fare allo stato attuale, sia per me stesso che per tutte le persone che in questi anni mi hanno seguito con pazienza, oltre naturalmente alle nuove che spero si aggiungeranno. Non è niente di definitivo, lo ripeto, è un esperimento[…]”. 

In Blu Radio: puntata di C’è sempre una canzone dedicata a Pino Daniele

Mercoledì 2 dicembre sarò ospite della trasmissione radiofonica C’é Pino Danielesempre una canzone, condotta da Paola De Simone su In Blu Radio, che quel giorno sarà interamente dedicata all’immenso Pino Daniele.

Parlerò dell’unicità e della libertà di questo artista inesauribile, sempre pronto a fare un passo in avanti nella ricerca musicale, caratteristiche che ho descritto nel libro Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento (Imprimatur), uscito il 1° ottobre. Interverrà anche il grande James Senese, sassofonista che con Pino ha condiviso successi artistici e una lunga amicizia. Il programma andrà in onda alle 21. Sintonizzatevi, se potete…

In Blu trasmette in FM nella città di Roma, ma anche  via satellite e su web.

“Aboliamo tutte le chiese” – intervista a Ermanno Olmi (ottobre 2011)

Dopo quella a Nicola Piovani, vi propongo un’altra intervista che ho realizzato per LeiWeb nel 2011. Incontrai il regista Ermanno Olmi in occasione dell’uscita del suo film Il villaggio di cartone, apologo sul tema dell’immigrazione e della convivenza. Tra le tante cose che raccontò mi colpirono due aspetti in particolare: il suo invito ad abolire tutte le ‘chiese’, passo imprescindibile per raggiungere la piena libertà, e  l’amara constatazione che “la libertà si paga con la solitudine”.

Ermanno Olmi: “Aboliamo tutte le chiese”

“Questo film è colpa di una disgrazia. Quando dovevo partire per girare un

Ermanno Olmi
Ermanno Olmi

documentario su ciò che rimaneva dei popoli mediterranei, una brutta caduta mi ha costretto a letto per 70 giorni. Dopo appena tre giorni già davo di matto. Così mi sono fatto portare un computer e ho iniziato a scrivere la sceneggiatura”. Spiega così il regista Ermanno Olmi, dopo che qualche anno fa aveva giurato di voler girare solo documentari, le motivazioni che l’hanno portato a realizzare Il villaggio di cartone, presentato a settembre tra i film fuori concorso ala Mostra del Cinema di Venezia e in uscita nelle sale italiane venerdì 7 ottobre.

“Visto che non potevo più partire alla ricerca di ciò che rimaneva della civiltà mediterranea – racconta Olmi – l’ho portata sul mio letto. Nel film ho fatto accostamenti che non erano mai avvenuti, tipo quello tra il Cristianesimo e altre culture”. La pellicola tratta il tema dell’immigrazione e della convivenza, della carità cristiana e dell’accoglienza. Una chiesa che viene smantellata e svuotata da tutti gli oggetti sacri. Un parroco che resta solo e disperato, ma che in breve tempo vedrà la sua chiesa, ormai deturpata, riprendere vita grazie a un gruppo di clandestini a cui concederà ospitalità. “Così come si sono mosse le merci con i mercati globali – dichiara il regista – oggi i popoli si muovono verso luoghi in cui possono migliorare le loro condizioni di vita. Questa potrebbe essere la premessa di una nuova idea di civiltà. Spero in un nuovo rinascimento in cui si riesca ad aprire orizzonti fino ad oggi preclusi dalle divisioni culturali e dal colore della pelle”.

Nel film il regista va giù duro con la Chiesa. Ne evidenzia apertamente Manifesto Viallaggio di Cartonel’apparente inutilità, sottolineando come riconquisti il ruolo primario di luogo di accoglienza solo una volta che, svuotata da tutti gli oggetti, si popolerà di anime bisognose. “Ogni uomo è una Chiesa – ha continuato Olmi – liberiamoci dall’idea di Chiesa come ambito in cui rassicurarci attraverso una fede o un’ideologia. Dobbiamo abolire tutte le chiese. Le chiese dei partiti, le chiese economiche. Con la sua idolatria del denaro, anche la Borsa di Milano è una chiesa. Dobbiamo liberacene e recuperare la nostra facoltà di uomini liberi”.

E poi conclude rispondendo alla domanda se si senta solo o meno nel panorama cinematografico italiano attuale. “Se mi parlate dei miei colleghi, sto in gran bella compagnia. In realtà mi sento solo perché non ho mai fatto parte della chiesa del cinema. Quando tutto il cinema italiano era dichiaratamente di sinistra io, che non ero mai stato né comunista né democristiano, mi sono ritrovato completamente isolato. La libertà si paga con la solitudine. Se non siamo disposti a pagare questa tassa morale, saremo sempre sudditi di questa chiesa”.

Salvatore Coccoluto

Intervista uscita su LeiWeb il 5 ottobre 2011.

“Una buona colonna sonora? Questione di seduzione” – intervista a Nicola Piovani (giugno 2011)

Ho deciso di riproporre alcune interviste che ho realizzato per LeiWeb tra il 2010 e il 2013. Le ritengo ancora molto interessanti, per contenuti e spunti storici. Comincio da questa al Maestro Nicola Piovani: la feci nel giugno del 2011 in occasione dell’uscita del suo album antologico In Quintetto, lui mi raccontò come si era trovato a lavorare con registi come Fellini, Nanni Moretti e Roberto Benigni.

Nicola Piovani: “Una buona colonna sonora? Questione di seduzione”piovani

Ha vinto l’Oscar per le musiche del film La vita è bella. Ha collaborato con maestri del cinema come Fellini, Moretti e Tornatore. Come se non bastasse, in gioventù ha composto le musiche dei migliori lavori discografici di Fabrizio De Andrè. In questi giorni, il maestro Nicola Piovani ritorna con In Quintetto, un disco registrato dal vivo che ripercorre in breve la sua storia musicale, risvegliando emozioni forti con le melodie delle sue indimenticabili colonne sonore. Con lui abbiamo parlato del suo rapporto con i grandi artisti con cui ha collaborato e ci ha svelato i segreti per scrivere una colonna sonora seducente.

Piovani, è d’accordo se definisco In Quintetto un’antologia emozionale?
Sì, mi piace la definizione “antologia emozionale”. Magari aggiungerei l’aggettivo “teatrale”. È una costruzione musicale nata per essere eseguita e fruita in teatro, dal vivo, col pubblico e i musicisti in carne e ossa. Il disco è la fotografia fedele di quel concerto in quintetto.

Nel disco sono state inserite La Stanza del Figlio e Caro diario, colonne sonore che ha realizzato per i film di Nanni Moretti. Come e quando è nata la vostra collaborazione?
Ci conoscevamo da tempo, lui lavorava con un eccellente musicista, Franco Piersanti, col quale poi negli anni ci siamo in qualche modo alternati nella collaborazione con Moretti. Nanni, per La messa è finita, mi propose di lavorare insieme e, dopo una titubanza iniziale, accettai e ne sono ora molto contento. Anche se forse è più comodo andare a vedere i film di Moretti già finiti, come spettatore, senza passare per le fatiche della moviola. Habemus papam, per esempio, al cinema me lo sono goduto molto.

Quali sono gli aspetti dei film di Moretti che stimolano di più la sua vena creativa al momento della composizione di una colonna sonora?
Dipende. L’ultima volta che ho scritto per lui è stato per La stanza del figlio. Lì la storia era un elemento fortissimo, molto commovente per me che ho due figli che allora avevano l’età del protagonista.

Quali sono per lei le condizioni ideali per scrivere una buona colonna sonora di un film?

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Nicola Piovani

Una buona intesa col regista. Se il regista è un artista ti stimola a trovare una strada musicale, trasmette la seduzione necessaria perché un film venga bene. L’esempio massimo in questo senso era Federico Fellini. Se il regista, invece, è un velleitario trasmette solo irritazione e frustrazione, e allora meglio lasciar perdere. Ma, del resto, il talento è come il coraggio per don Abbondio, se uno non ce l’ha non se lo può dare.

Nell’album troviamo anche le musiche de La vita è bella di Benigni e un omaggio a Fellini con La voce della luna. Come si è trovato a lavorare con due registi così diversi?
Apparentemente si trovano agli antipodi. E invece scavando le affinità sono più d’una. Fellini ti guidava nelle scelte con la parola, con la voce, con l’aggettivo suggestivo, l’immagina illuminante. Benigni è straordinario nella comunicazione verbale e corporale nello stesso tempo. La parola, lo sguardo e l’entusiasmo insieme mi aiutano molto nello scrivere per lui.

Ha mai rifiutato di realizzare la musica per un film di qualche grande regista perché non convinto pienamente della pellicola?
È successo, ma naturalmente non è garbato fare nomi. Mi è anche accaduto di prendermi il lusso di rifiutare qualche grande progetto cinematografico molto gratificante perché volevo dedicarmi a un mio piccolo progetto di teatro musicale.

Cosa fa nel tempo libero quando non suona il pianoforte?
Al netto dell’ascolto di musica? Beh, vado a teatro, leggo libri, vado allo stadio a vedere la Roma, gioco a carte con gli amici. E poi cucino, con passione dilettantesca, ma con ambizioni presuntuosamente professionali.

Salvatore Coccoluto

Roma in jazz

Sul numero di novembre del magazine La Freccia un mio articolo di presentazione del Roma Jazz Festival, che parte il 14 novembre con un cartellone di artisti provenienti da diversi continenti. Nel pezzo anche due battute  con Peppe Servillo, voce degli Avion Travel, che il 24 novembre si esibirà in trio con il sassofonista Javier Girotto e il pianista Natalio Mangalavite. Insieme proporranno i pezzi del loro ultimo album, Parientes,  una seducente miscela di poesia, tango, milonga e cumbia. Da non perdere.

(Clicca sull’immagine per ingrandirla)

Articolo Freccia_Roma in jazz

“Pino Daniele – Una storia di blues, libertà e sentimento”: la pagina facebook

È nata da pochi giorni la pagina facebook dedicata al mio nuovo libro: “Pino  Pino Daniele Daniele – Una storia di blues, libertà e sentimento” (Imprimatur). Per accedere, basta cliccare sull’immagine di copertina qui di fianco.

Il libro contiene anche interviste esclusive a James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Gigi De Rienzo, Gianluca Podio, Ernesto Vitolo, Agostino Marangolo, Elisabetta Serio, Federico Zampaglione, Raffaele Cascone.

Il testo è acquistabile in tutte le librerie e nei negozi online (cliccando sulle immagini allegate sotto si accede direttamente alla pagina dei negozi).

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La Musica è Lavoro: lo speciale de Il Fatto Quotidiano.it

Al link allegato sotto troverete un pdf (scaricabile gratuitamente) che raccoglie fq-magazine-la-musica-lavoro-medimex-1-638una serie di articoli apparsi negli ultimi cinque mesi nella nuova sezione de Il Fatto Quotidiano.it, “La Musica è Lavoro”, a cui ho dato il mio contributo con interviste a Federico Zampaglione, Omar Pedrini, Mario Fargetta. Si tratta di uno speciale che potrebbe fornire numerosi spunti sia agli appassionati di musica sia agli addetti ai lavori

Ieri Peter Gomez l’ha presentato così (riporto un breve estratto del suo articolo apparso su ilfattoquotidiano.it): “Grazie alla collaborazione di Medimex e di Puglia Sounds, abbiamo raccontato l’altra faccia del mondo della musica. Abbiamo pubblicato decine e decine di articoli, ora in gran parte raccolti in un pdf liberamente scaricabile, che spiegano come la musica sia un’occasione professionale e di business e non solo un settore dall’alto valore artistico e culturale. Per questo abbiamo dato voce a cantanti, discografici, autori, editori e organizzatori di eventi. Ci siamo fatti dire cosa c’è dietro una hit, un disco o un concerto live”.

Il Fatto Quotidiano.it – La Musica è lavoro / Medimex (scarica il pdf)

“Della fatal quiete”: il nuovo progetto di Beppe Giampà

Contaminazione fra musica e letteratura è ormai la cifra stilisitca del cantautore Beppe Giampà_Della fatal quiete1Beppe Giampà. Il suo nuovo progetto musico-letterario, Della fatal quiete, è improntato proprio su questo connubio che è diventato centrale nella produzione del cantautore astigiano.  Protagonisti sono i versi dei grandi poeti italiani dell’Ottocento, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Dino Campana, che Giampà ha musicato e intrepretato donandogli una veste inedita.

Ecco il mio articolo su questo interessante lavoro:

http://www.radiowebitalia.it/64024/cinema-tv-e-spettacolo/artisti/interviste-artisti/della-fatal-quiete-il-progetto-di-beppe-giampa-che-veste-di-suono-la-poesia-italiana-dellottocento.html