“Aboliamo tutte le chiese” – intervista a Ermanno Olmi (ottobre 2011)

Dopo quella a Nicola Piovani, vi propongo un’altra intervista che ho realizzato per LeiWeb nel 2011. Incontrai il regista Ermanno Olmi in occasione dell’uscita del suo film Il villaggio di cartone, apologo sul tema dell’immigrazione e della convivenza. Tra le tante cose che raccontò mi colpirono due aspetti in particolare: il suo invito ad abolire tutte le ‘chiese’, passo imprescindibile per raggiungere la piena libertà, e  l’amara constatazione che “la libertà si paga con la solitudine”.

Ermanno Olmi: “Aboliamo tutte le chiese”

“Questo film è colpa di una disgrazia. Quando dovevo partire per girare un

Ermanno Olmi
Ermanno Olmi

documentario su ciò che rimaneva dei popoli mediterranei, una brutta caduta mi ha costretto a letto per 70 giorni. Dopo appena tre giorni già davo di matto. Così mi sono fatto portare un computer e ho iniziato a scrivere la sceneggiatura”. Spiega così il regista Ermanno Olmi, dopo che qualche anno fa aveva giurato di voler girare solo documentari, le motivazioni che l’hanno portato a realizzare Il villaggio di cartone, presentato a settembre tra i film fuori concorso ala Mostra del Cinema di Venezia e in uscita nelle sale italiane venerdì 7 ottobre.

“Visto che non potevo più partire alla ricerca di ciò che rimaneva della civiltà mediterranea – racconta Olmi – l’ho portata sul mio letto. Nel film ho fatto accostamenti che non erano mai avvenuti, tipo quello tra il Cristianesimo e altre culture”. La pellicola tratta il tema dell’immigrazione e della convivenza, della carità cristiana e dell’accoglienza. Una chiesa che viene smantellata e svuotata da tutti gli oggetti sacri. Un parroco che resta solo e disperato, ma che in breve tempo vedrà la sua chiesa, ormai deturpata, riprendere vita grazie a un gruppo di clandestini a cui concederà ospitalità. “Così come si sono mosse le merci con i mercati globali – dichiara il regista – oggi i popoli si muovono verso luoghi in cui possono migliorare le loro condizioni di vita. Questa potrebbe essere la premessa di una nuova idea di civiltà. Spero in un nuovo rinascimento in cui si riesca ad aprire orizzonti fino ad oggi preclusi dalle divisioni culturali e dal colore della pelle”.

Nel film il regista va giù duro con la Chiesa. Ne evidenzia apertamente Manifesto Viallaggio di Cartonel’apparente inutilità, sottolineando come riconquisti il ruolo primario di luogo di accoglienza solo una volta che, svuotata da tutti gli oggetti, si popolerà di anime bisognose. “Ogni uomo è una Chiesa – ha continuato Olmi – liberiamoci dall’idea di Chiesa come ambito in cui rassicurarci attraverso una fede o un’ideologia. Dobbiamo abolire tutte le chiese. Le chiese dei partiti, le chiese economiche. Con la sua idolatria del denaro, anche la Borsa di Milano è una chiesa. Dobbiamo liberacene e recuperare la nostra facoltà di uomini liberi”.

E poi conclude rispondendo alla domanda se si senta solo o meno nel panorama cinematografico italiano attuale. “Se mi parlate dei miei colleghi, sto in gran bella compagnia. In realtà mi sento solo perché non ho mai fatto parte della chiesa del cinema. Quando tutto il cinema italiano era dichiaratamente di sinistra io, che non ero mai stato né comunista né democristiano, mi sono ritrovato completamente isolato. La libertà si paga con la solitudine. Se non siamo disposti a pagare questa tassa morale, saremo sempre sudditi di questa chiesa”.

Salvatore Coccoluto

Intervista uscita su LeiWeb il 5 ottobre 2011.

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