“Il web? Lo uso, ma non mi lascio usare” – Intervista all’attrice Sara D’Amario.

Sara D’Amario è l’attrice più richiesta del momento. Dopo la partecipazione al film “La banda dei Babbi Natale”, a fianco di Aldo, Giovanni e Giacomo, e

Sara D'Amario

l’ingresso nel cast di Cento Vetrine, nei prossimi mesi sarà su Canale 5 con la terza serie de “I liceali”. Il primo di numerosi appuntamenti che la vedranno protagonista sul piccolo schermo per tutto il 2011.

Di seguito il link dell’intervista.

http://www.radiowebitalia.com/notizia.php?id=1296639000

“Musicaromanzo”, per raccontare la parte più intima e misteriosa – Intervista a Nada

Nada è una delle artiste italiane più coraggiose e versatili. Fino al 30 gennaio sarà al Teatro Vascello di Roma con lo spettacolo “Musicaromanzo”, un monologo tratto dal suo libro autobiografico “Il mio

Nada

cuore umano”. Mi ha raccontato un po’ di cose di questo nuovo progetto, del passato (Piero Ciampi) e del futuro (il 12 aprile esce il nuovo album).

Ecco il link dell’intervista:

http://www.radiowebitalia.com/notizia.php?id=1296028801

“Io e i CCCP. Da Carpi a Berlino. Una storia fotografica e orale.” – Intervista a Umberto Negri, il primo bassista della band reggiana.

Umberto Negri è stato il primo bassista dei CCCP Fedeli alla Linea. Testimone e protagonista della nascita di un fenomeno musicale di cui è stato parte integrante fino al 1985. Dopo venticinque anni ha deciso di

Copertina del libro

liberare i ricordi e aprire i suoi archivi fotografici che testimoniano i primi passi della band reggiana. Così è nato “Io e i CCCP. Da Carpi a Berlino. Una storia fotografica e orale.” (Shake, pag. 444, euro 19), un libro che non può mancare sugli scaffali degli appassionati e dei nostalgici del punk filo-sovietico.

Dopo un mese di “inseguimenti” reciproci, ecco a voi l’intervista a Umberto Negri.

Intervista a Umberto Negri

Umberto Negri è stato il primo bassista dei CCCP Fedeli alla Linea. Testimone della nascita di un fenomeno musicale di cui è stato parte integrante fino al 1985. Dopo venticinque anni ha deciso di liberare i ricordi e aprire i suoi archivi fotografici per raccontare i primi passi della band reggiana. Così è nato “Io e i CCCP. Da Carpi a Berlino. Una storia fotografica e orale.” (Shake, pag. 444, euro 19), un libro che non può mancare sugli scaffali degli appassionati e dei nostalgici del punk filo-sovietico.

Umberto, come mai hai deciso, dopo molti anni, di aprire il tuo archivio fotografico e tirare fuori i ricordi della tua militanza nei CCCP?

È stato l’incontro casuale con Gomma Guarnieri, al mare, dopo più di venti anni. Ho accettato di fare un’intervista, che poi ha pubblicato sul suo sito www.gomma.tv . Così gli ho raccontato di questi rullini in bianco e nero. Tornato a casa ho colto l’occasione per scansionare tutto il mio archivio. Quando Gomma le ha viste mi ha proposto di pubblicarle. Mi sono fatto allettare dall’idea che uscissero dal cassetto e rimanessero sulla carta: molte non erano neppure state mai stampate. Si è poi posto il problema di scrivere qualcosa per accompagnarle, e da lì il testo.

Come e quando è iniziata la tua storia con i CCCP?

Ferretti, Zamboni e Zeo (Giudici) avevano fatto questo gruppo, MitropaNK, e quattro o cinque canzoni, ma avevano bisogno di un bassista e soprattutto di qualcuno che sapesse fare funzionare gli impianti e capisse qualcosa di musica. Ero amico da anni di Zamboni e avevamo già suonato insieme, anche se in modo piuttosto amatoriale. Così nel luglio del 1982 mi hanno cooptato. Il nome CCCP è nato solo qualche mese dopo, al ritorno da un viaggio estivo a Berlino, ma il suono e un nucleo fondamentale di pezzi erano già stati definiti da qualche mese.

Qual è il ricordo più bello di quegli anni?

Non c’è un momento particolare che potrei definire “più bello”. È stata una storia intensa e importante, con  momenti belli e altrettanti brutti, ma con la netta sensazione che comunque stavamo facendo qualcosa di importante, anche se per molto tempo lo abbiamo saputo solo noi.

Perché hai lasciato i CCCP nel 1985?

Sono passati 25 anni, oggi posso cercare di dare al più un’interpretazione.
Penso che, tra gli altri motivi, soprattutto patissi l’inaffidabilità di Ferretti, che era il vero dominus del gruppo. I CCCP senza di me o senza Zamboni potevano andare avanti, ma senza Ferretti non avevano possibilità. Mi sembravano basi troppo labili per giocarci l’esistenza.

Dal 1985 in poi hai avuto modo di incontrare Zamboni e Ferretti?

Ho continuato a frequentare Zamboni abbastanza e regolarmente fino a quando mi sono trasferito a Torino nei primi anni ‘90. Ho invece incontrato Ferretti solo occasionalmente, l’ultima volta a un Salone del Libro. Diciamo che ho avuto dei contatti fino allo scioglimento dei CSI.  

Quali sono oggi i vostri rapporti?

Saranno una decina di anni che non sento nessuno.  

Di cosa ti occupi attualmente?

Di diritto. Sono avvocato e insegno in un istituto serale.   

http://www.radiowebitalia.com/notizia.php?id=1293534000

Annarella Giudici, benemerita soubrette dei CCCP, in via eccezionale mi ha concesso questa intervista. A vent’anni dai CCCP.

Annarella Giudici, benemerita soubrette dei CCCP, mi ha concesso un’intervista in via eccezionale. Dalla fine dei CCCP ad oggi, quindi per oltre vent’ anni,  raramente si è concessa alla stampa. Questa volta ha fatto uno strappo alla regola. Quindi la ringrazio per la stima e la fiducia e posto il link per chi fosse curioso di sapere cosa fa oggi Annarella e cosa pensa dell’esperienza con i CCCP a vent’anni dal loro scioglimento.

Intervista ad Annarella Giudici

È un vero onore che Annarella Giudici, la benemerita soubrette dei CCCP Fedeli alla Linea, abbia accettato di rispondere alle mie domande. Lei è molto restia a farsi intervistare, ma questa volta ha fatto uno strappo alla regola. Dalla fine della storia musicale con i CCCP, Annarella si è dedicata all’arte e alla disciplina dello spirito. In questa intervista ha raccontato sprazzi del suo attuale percorso artistico, che viaggia di pari passo con il suo cammino spirituale, e dei CCCP a vent’anni dal loro scioglimento.

Annarella, attualmente di cosa ti occupi?

Da 15 anni gestisco negozi di erboristeria, attualmente a Reggio Emilia, nella storica Via Roma.

In questi anni dove hai vissuto?

Dopo lo scioglimento dei CCCP, da Reggio Emilia sono tornata a vivere sull’Appennino emiliano, luogo dove ho le origini. Poi ho viaggiato molto, soprattutto in India. Ora abito a Reggio Emilia.  

I CCCP si sono sciolti nel 1990, dopo l’album “Epica Etica Etnica Pathos”. In quel momento ti sei ritirata dalle scene. Secondo te, lo scioglimento dei CCCP fu un epilogo inevitabile?

Non so dirti se lo scioglimento dei CCCP-Fedeli alla linea fu un epilogo inevitabile. Di fatto lo è stato. Tutto si trasforma. Tutto ha un inizio e una fine.

Perché decidesti di mollare?

Nessuno ha mollato niente, i CCCP restano. Io sono qui ed ho fatto altre cose…ci puoi ascoltare e anche vedere…lunga vita ai CCCP.

Vent’anni sono tanti, ci racconti in breve cos’hai fatto dal 1990 in poi?

Artisticamente puoi trovare dei piccoli frammenti del mio percorso in www.cosmonatura.it .

Cosa pensi dell’attuale situazione politica italiana?

Della politica italiana…? Sono battagliera e figlia di un partigiano e voglio avere un pensiero positivo di pace verso l’individuo e verso il mondo.  

Come sono oggi i tuoi rapporti con Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni? Vi sentite?

I miei rapporti con i miei compagni ex CCCP sono buoni. Non ci frequentiamo perché ognuno di noi ha preso la propria strada, ma ci sentiamo all’occorrenza riguardo il nostro bene comune: i CCCP-Fedeli alla Linea. Abbiamo avuto un periodo di collaborazione, anche con la casa discografica EMI MUSIC, nel 2008, per la rimasterizzazione e la ristampa di tutto il materiale discografico  presentato al pubblico alla Feltrinelli Libri e Musica di Milano. È stato un lavoro piacevole.  

Cosa pensi del loro percorso artistico dal dopo CCCP a oggi?

Non so quasi niente del loro percorso artistico, non li ho mai seguiti e neanche ascoltati. Il mondo è grande.

Credi che le loro divergenze umane siano colmabili in qualche modo?

Non so di quali divergenze umane tu stia parlando, ma credo che tutto sia possibile tra persone che si sono amate.

Dopo più di vent’anni, saresti disposta a tornare sulle scene e magari a risalire sul palco insieme a Giovanni, Massimo e Danilo?

I CCCP-Fedeli alla Linea sono io assieme a Giovanni, Massimo e Danilo. Non avrei nessun problema a tornare su quel palcoscenico dopo tanto, ma i tempi sono altri.  

http://www.radiowebitalia.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=1754:intervista-ad-annarella-giudici-benemerita-soubrette-dei-cccp-fedeli-alla-linea&Itemid=429

Stasera gioca l’Inter e io mi affido all’umiltà dello “Zio” Bergomi.

Era la primavera del 2006 e la Nazionale non aveva ancora vinto il Mondiale. Andai a Milano per intervistare Beppe Bergomi, indimenticato terzino dell’Inter e della Nazionale. Un vero campione di umiltà, dentro e fuori dal campo. Ripropongo uno stralcio dell’ intervista per tre motivi:

  • perchè stasera gioca l’Inter e vista la situazione critica ci vuole un’iniezione di umiltà e sacrificio;
  • perchè Beppe Bergomi è sempre nel mio cuore di tifoso;
  • perchè mi raccontò uno sprazzo di sport vero, pulito, emozionale.

Faccia a faccia con lo “Zio”

La prima sensazione che si prova, incontrando Giuseppe Bergomi, è quella di avere davanti “il volto pulito” del calcio. È disponibile, sereno. No

Con Beppe Bergomi a Milano

n sembra di avere a che fare con il Campione del Mondo di Spagna ’82, l’eroe d’Italia ’90, il “condottiero” dell’Inter con 519 presenze in serie A con la maglia nerazzurra, colui che qualcosa ha vinto e avrebbe tutta la nostra comprensione se lo sottolineasse con un pizzico di spavalderia. Invece no. Lo “Zio” Bergomi, come venne soprannominato tanti anni fa, parla delle emozioni che hanno caratterizzato la sua brillante carriera con la modestia del vero campione. Ci incontriamo alla Stazione Centrale di Milano e facciamo una breve ma intensa chiacchierata. Cominciamo a parlare del passato, dei mondiali, delle grandi vittorie, quelle raggiunte e quelle mancate di un soffio. <<Il “mio” Mondiale è senza dubbio quello del ’90, – racconta Bergomi – è stata un’esperienza indimenticabile. C’erano tutti i presupposti per vincere. Siamo arrivati in semifinale senza subire goal e poi abbiamo perso ai rigori con l’Argentina>>. Lo “Zio” non riesce a nascondere un pizzico di amarezza per quella finale mancata per qualche piccola ingenuità. Traspare subito che sangue, fatica e sudore sono rimaste nello stadio di Napoli, che ospitò la semifinale con la squadra di Maradona. Ma appena cito i Mondiali di Spagna ’82, Beppe ritorna a essere un fiume in piena di ricordi. <<Alzare la Coppa del Mondo è un’emozione unica per un calciatore>> spiega. Poi ricorda con stima e affetto il commissario tecnico Enzo Bearzot e tutti i compagni di quella esperienza. <<Ho sempre stimato i calciatori con cui ho giocato. Ho avuto un ottimo rapporto con tutti. Nell’’82 ero parecchio in sintonia con Marco Tardelli, ma anche con Collovati e Scirea.>> Quando gli chiedo se c’era un collega con cui aveva legato di più fuori dal campo, prontamente cita Franco Baresi e Giampiero Marini, il suo compagno di stanza: <<fu lui a darmi il soprannome di “Zio”, per via dei baffi neri che mi facevano apparire più vecchio della mia età>>. Continuiamo a parlare tra il

Beppe Bergomi

caos dei treni e la gente che transita o parte, le stesse persone che per anni lo hanno applaudito a San Siro con la sua Inter. Lo “Zio” è il baluardo del gruppo che vinse lo scudetto nella stagione ’88-’89. L’Inter dei record, guidata da Trapattoni, quella di Matthaeus e Brehme. << Quando andò via il “Trap”, fu uno dei momenti peggiori della mia carriera. In quel periodo, io, Zenga e Ferri fummo al centro di una serie di polemiche che mi infastidirono molto>>. In tanti anni in neroazzurro, Bergomi ha giocato con grandissimi campioni del calibro di Rummenigge, Matthaeus e Ronaldo, e ne ha affrontati altrettanti. <<Ne ho marcati molti di attaccanti. Sicuramente il più difficile in assoluto è stato Van Basten, il più completo. Ma anche Vialli e Mancini non erano da meno>>.

Perchè i dischi non vengono registrati sfruttando l’energia alternativa? Piero Pelù lo fece nel 2006. E poi?

Nel 2006 andai a intervistare Piero Pelù in una libreria di Roma. Mi raccontò che aveva appena finito di registrare il nuovo album

Piero Pelù

utilizzando energia generata da pannelli solari. A distanza di quattro anni nessun artista italiano ha provato a fare altrettanto. Perche??? …..Nel frattempo, mentre cerco di scovare una risposta a questo mio quesito, vi ripropongo una parte dell’intervista/incontro con Piero.  Per comodità e per i più pigri ho evidenziato le parti salienti riguardanti l’argomento.

Incontro con Piero Pelù

A Piero piace stupirsi e stupire, giocare con le parole. L’ha fatto con i Litfiba, scrivendo pagine importanti del rock italiano, e poi nella sua carriera da solista, rischiando spesso di incappare in una critica non troppo tollerante. «Mi piace rischiare – racconta – altrimenti non mi sembra nemmeno di vivere. Non è un rischiare fine a se stesso, ma sempre finalizzato alla sperimentazione». Anche quando il successo avrebbe potuto fargli tirare i remi in barca per godersi i frutti del suo lavoro, il suo impegno sociale, negli anni, è rimasto immutato. Protagonista di campagne pacifiste, dopo essersi battuto contro il nucleare, in difesa delle minoranze etniche, con il video di “Tribù”, girato qualche mese fa nel deserto tunisino, ha lanciato un messaggio ecologista molto forte, una critica all’utilizzo “folle” dell’oro nero, che nelle immagini schizza all’impazzata da una serie di giacimenti, mentre Piero e il suo gruppo continuano imperterriti a suonare. Gli chiediamo di spiegarci questa tappa del suo cammino artistico e umano. «Intanto la constatazione che il petrolio, che sta dominando la nostra vita quotidiana, è una fonte di energia sporca sotto tutti i punti di vista, primo perché inquina, secondo perché provoca guerre che sono particolarmente “sporche” anche queste. Sono fortemente convinto che la ricerca di energie alternative sia fondamentale per il nostro futuro». Non sono chiacchiere fini a se stesse quelle di Piero, ma fanno parte di un impegno reale portato avanti in questi ultimi mesi. Infatti, il nuovo album è stato interamente realizzato sfruttando fonti di energia diverse dalle solite. «Questo disco l’ho registrato con l’energia generata da pannelli solari. Gli amplificatori funzionavano alla grande, riuscivamo a produrre 220 volt. Tutte le macchine andavano al massimo e in più ho avuto la soddisfazione di sapere di non avere inquinato assolutamente. Probabilmente è il primo disco delle storia che viene realizzato in questa maniera». L’artista fiorentino è orgoglioso di questa scelta e dei risultati ottenuti. In faccia è un disco dal suono essenziale, spontaneo, come Piero. Ma chi è cresciuto con la sua musica e le sue battaglie ne avrebbe di dubbi da risolvere. Gli chiediamo se lui, con l’album del 1992, Terremoto, si rende conto di essere stato un simbolo per molti giovani, di aver cantato il pensiero di una generazione di adolescenti allibita di fronte al tortuoso passaggio dalla “prima” alla “seconda” Repubblica, alle stragi di mafia, a una televisione sempre più controllata e in fase di declino. «Non credo di essere stato un simbolo, ma sicuramente un testimone, uno che ha analizzato a fondo la situazione. Qualcuno l’ha capito, qualcun altro no, ovviamente fa parte del gioco. Era un momento storico importantissimo, purtroppo è stata una stagione e basta, si doveva fare di più». Poi un abbraccio e se ne va.