La giornalista Rita Fantozzi ha combattuto a viso aperto contro il cancro e ha voluto lasciare i segni della sua lotta sulle pagine di un libro, Malata di vita(Imprimatur), uscito postumo. Per sua volontà i proventi serviranno a finanziare il progetto di una “banca della parrucca” che sarà gestita dal Campus Bio-Medico di Roma. In questo pezzo, uscito oggi sul sito de Il Fatto Quotidiano, racconto il coraggio e la generosità di una donna.
Da qualche giorno è online il sito ufficiale della Trust ONLUS Franco Califano, che raccoglie tutta l’opera del Maestro, ma anche le news sugli eventi che saranno organizzati in suo onore. Vi invito a visitarlo perché è ricco di informazioni che vi aiuteranno a comprendere pienamente i versi, il carisma e la sensibilità di un grande poeta della canzone italiana. Il sito è stato curato personalmente da Antonello Mazzeo e dal maestro Alberto Laurenti, suoi amici e collaboratori storici, con il contributo di Paolo Silvestrini. Nella sezione Bibliografia c’è anche il mio “Franco Califano. Non escludo il ritorno” (Imprimatur). Orgoglioso e felice di esserci.
Un padre e un figlio. Una staffetta ideale tra passato e futuro. Un legame indissolubile che il tempo non può sciogliere. Un’eredità che non si disperde, tramandata di generazione in generazione. É il tema centrale di The last exit, il nuovo lavoro del fotografo romano Fabio Moscatelli. Un volume a tiratura limitata che nasce per raccontare la figura di suo padre, scomparso il 18 settembre di venti anni fa, ironia della sorte, proprio il giorno in cui era nato. Moscatelli compie un viaggio nella memoria e nei ricordi con l’intento di seguire le tracce lasciate dall’uomo e mostrarle a sua figlia, che non ha potuto conoscere il nonno.
Il volume, stampato in 49 copie costruite e rilegate a mano da L’atelier delle piccole virtù, verrà presentato a Roma, domenica 18 settembre alle 18.30, nei locali del Loomen Studio, spazio creativo attivo da qualche mese nella Capitale. Quella di Moscatelli sarà una mostra-presentazione che permetterà allo spettatore di essere protagonista del racconto, scegliendo il proprio percorso all’interno dello spazio espositivo alla scoperta del protagonista del volume. Immagini inedite, parole, musica, proiezioni e cimeli porteranno alla luce il lascito umano di un padre, un’eredità che viene raccolta dalle generazioni future.
L’evento non avrà una connotazione commemorativa. Sarà invece un’occasione per festeggiare e riscoprire un uomo, una figura determinante per la crescita di un figlio come solo un padre può essere. “Il ciclo di vita di una farfalla varia tra i 15 e i 30 giorni, tempo che impiega per nutrirsi e crescere – dice Fabio Moscatelli – il tempo che io ho passato con mio padre è perfettamente paragonabile a questo ciclo, in cui io ho imparato da lui a vivere e a stare al mondo, nutrendomi del nostro speciale rapporto. Ma questo tempo, a cui guardo oggi dopo 20 anni che te ne sei andato, mi sembra breve proprio come il battito di ali di una farfalla. Ed oggi, da padre sta a me trasmettere tutto questo alla mia piccola crisalide che sta schiudendo appena le sue piccole ma già splendide ali. È solo questione di tempo”.
Sperlonga, 29 luglio 2016. Torre Truglia. Presentando il mio “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” con Antonio Di Trento e la Quizàs Acoustic Band. Ecco alcuni momenti di quella splendida serata. Grazie a Paola Simonelli per le foto.
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Presentazione “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento” a Sperlonga
Intervistai Anna Marchesini nel 2012, in occasione dell’uscita del suo romanzo “Di
Anna Marchesini nei panni della signorina Carlo
mercoledì”. Parlammo di scrittura, del Trio, della tv contemporanea. Il pezzo uscì su Leiweb il 28 marzo di quell’anno. Lo ripropongo oggi sul mio blog per salutare un’artista arguta, sensibile, mai banale. Ciao Anna…Ciao signorina Carlo, ciao Maga Amalia, addio Merope Generosa…
Anna Marchesini: “La tv? Una marmellata senza personalità”
Per anni ci ha fatto ridere di gusto nei panni della sensuale giornalista del TG1, della “cecata” signorina Carlo, della Maga Amalia e di Merope Generosa, la sessuologa. Anna Marchesini ha regalato agli italiani momenti di televisione e di comicità indimenticabili. Prima con il Trio, insieme a Massimo Lopez e a Tullio Solenghi, e poi da sola. Negli ultimi anni ha lavorato moltissimo in teatro e si è scoperta anche scrittrice. Dopo il successo de Il terrazzino dei gerani timidi, che ha venduto più di 60.000 copie, in questi giorni torna con il suo secondo romanzo, Di mercoledì(Rizzoli), che racconta l’incrocio casuale delle vite di tre donne all’interno di un condominio, tra solitudine e un’apparente normalità.
Anna, oggi la scrittura occupa una parte importante della sua vita artistica. Quanto l’ha aiutata a conoscersi?
«Non credo molto alle equazioni “scrivere è guarire” o “scrivere è conoscersi”. La scrittura terapeutica la vedo più da compito di psicoterapia. Non mi interessa mettere i miei pensieri in una sorta di diario. Io credo che scrivere sia trasportare la nostra storia in una dimensione generalizzabile, in modo che chiunque possa identificarsi. La scrittura autobiografica, quella in cui si raccontano le vicende del proprio tinello e delle proprie bambole, la trovo poco interessante, narcisistica e anche un po’ di serie B».
Qualche anno avrebbe mai immaginato che sarebbe diventata scrittrice di romanzi?
«Beh, era un sogno di quando ero piccola. Però la riverenza castrante che ho per le opere dei grandi della letteratura mi ha portato a ritardare la scelta di scrivere romanzi. Avevo paura. Tanti, prima di me, l’avevano già fatto in maniera eccellente e in modo indimenticabile. Per moltissimo tempo questo è stato il motivo per cui non ho portato avanti il mio sogno. Poi, in un periodo in cui ero piena di gioia e serenità, complice la rilettura de La ricerca del tempo perduto di Proust, ho cominciato a scrivere».
La solitudine è un elemento che riaffiora spesso nel suo romanzo. Quanto ha contato nella vita di Anna Marchesini?
«Molto. Com’è stato importante anche il silenzio. La solitudine è stata una condizione non sempre piacevole, ma ha ricoperto un ruolo importante per la comprensione di me e degli altri. La considero una condizione naturale dell’uomo. Ma non l’associo necessariamente alla tristezza. La solitudine, infatti, in alcuni casi può essere un’aspirazione, in altri una condanna. Dipende dalle situazioni».
Dopo Faletti, lei è il secondo caso di attore comico che si avvicina al romanzo con ottimi risultati. Come lo spiega questo fenomeno?
«Tra la recitazione e la scrittura ci possono essere molti punti di contatto. Attraverso la parola si possono raccontare immagini, storie, atmosfere e spazi. E ciò è possibile farlo sia con la recitazione, in teatro, che attraverso le pagine di un romanzo. Io quando scrivo cerco di immedesimarmi nel lettore. Contemporaneamente mi metto nei panni sia di chi scrive sia di chi legge. Ed è un esercizio che faccio anche quando salgo sul palcoscenico. Mi pongo su questa dimensione».
Ha nostalgia della televisione?
«No, perché se l’avessi proverei a farla, sempre ammesso che mi volessero. Io nella mia vita ho sempre cercato di fare ciò che desideravo. Non ho nostalgia degli anni in cui lavoravo in tv. Quello è stato un periodo di grande creatività, anni felici, che non considero nemmeno passati. Perché io mi sento ancora quella di parecchio tempo fa. Non sono cambiata».
Cosa le piace della tv di oggi?
«Guardi, le potenzialità della televisione sono immense e invitanti. Oggi, però, queste potenzialità vengono sfruttate al minimo perché sono state messe al servizio di scopi che non sono connessi allo spettacolo e all’informazione. Una volta c’era l’attenzione per “l’altra” informazione, per l’approfondimento. Ora c’è una marmellatina priva di personalità, che rispecchia poi la confusione della società moderna».
Cosa intende per “priva di personalità”?
«All’inizio la televisione la facevano gli attori e c’era anche molta informazione. Con il passare del tempo, gli attori sono stati sostituiti da persone che vengono dal nulla. Oggi la televisione la fanno per lo più i nuovi personaggi dei talent e la gente comune. La fa chi la guarda. Non è più un luogo di ricerca, sembra più un condominio. È una lente di ingrandimento della quotidianità, che spesso contribuisce a renderla ridicola e patetica. Il problema sta nel fatto che sono spariti gli artisti dalla tv. È come se al Circo, in cui si sfidano spesso i limiti delle capacità umane, andassero ad esibirsi le casalinghe».
Che ne direbbe di una bella reunion con il Trio?
«Dico spesso che prima di morire scriverò una commedia per noi tre. Sarebbe bello, però attualmente non è nei nostri progetti. Ma comunque potrebbe sempre succedere. Sicuramente non in tv, semmai in teatro».
Li sente spesso Massimo Lopez e Tullio Solenghi?
«Sì, anche se non lavoriamo insieme il nostro rapporto è rimasto stupendo e il tempo ci ha aiutato a rinsaldarlo».
Mi pare di capire che c’è più probabilità che arrivi prima un terzo romanzo piuttosto che uno spettacolo del Trio.
«Se mi verrà un’altra idea, sarò felice di scriverne un altro. Altrimenti no. Non faccio nulla per commissione e per dovere. Non sarei capace».
Nonostante siano trascorsi più di due anni dall’uscita di “Desiderio del nulla. Storia della new
Copertina di Desiderio del nulla
wave italiana” (Stampa Alternativa), continuano a uscire articoli e recensioni su questo mio saggio. Sono contento che gran parte della critica ne abbia colto l’essenza.
L’ultima recensione é uscita proprio ieri su Rockit.it a firma di Giulia Callino, che ringrazio ancora per le bellissime parole. Di seguito un estratto: “Valida, perché interviste, fotografie e meravigliosi materiali d’archivio impreziosiscono un racconto storico non ancora completo (sarebbe difficile), ma ugualmente accurato e spesso minuzioso, esteso fino alle sue evoluzioni più recenti. Appassionante, perché Coccoluto scrive bene e ama ciò di cui scrive. Lo ricerca con rispetto, scava anche quello che ha intorno, lo riporta alla luce. Poi attacca l’ampli e preme ON”.
La recensione completa é inserita nella rubrica letteraria Bookit, curata da RenzoStefanel, guida per le letture musicali e non. Di seguito il link.
Nel 1968 i Beatles sentirono il richiamo del misticismo orientale e partirono per l’India. Il viaggio ebbe risonanza internazionale e contribuì ad aprire la strada all’incontro tra la cultura popolare occidentale e quella orientale.
Quel frangente viene raccontato dalla mostra Nothing is real – Quando i Beatles incontrarono l’Oriente, che rimarrà al Museo d’Arte Orientale di Torino fino al 2 ottobre. Ne ho parlato sul numero di agosto del magazine La Freccia.
Il 29 luglio presenterò “Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento”(Imprimatur) a Sperlonga, nella splendida location di Torre Truglia.
Parlerò del libro insieme al giornalista Antonio Di Trento. La Quizas Acoustic Band, invece, si occuperà degli intermezzi musicali, proponendo brani del repertorio di Pino.
Tania Cagnotto ha vinto decine di medaglie, ma nel suo palmarès manca ancora il podio olimpico. Ai Giochi di Rio, dal 5 al 21 agosto, farà di tutto per ottenere il titolo assente in bacheca, ma senza troppi patemi: “L’obiettivo è godermela e saltare per me stessa, cercando di fare la gara della vita, al di là del risultato” mi ha raccontato la tuffatrice nell’intervista che vi propongo qui sotto, in uscita sul numero di luglio del magazine La Freccia.
Da decenni lo scettro del giocatore più forte di sempre se lo contendono Maradona e Pelé. E se il migliore fosse invece il salvadoregno Jorge “Mágico” González, come dichiarò lo stesso Pibe de Oro?
Affascinato dalle sue imprese sportive e dalla sua vicenda umana, lo scrittore Marco Marsullo ha voluto dedicargli il suo nuovo romanzo, Il tassista di Maradona (Rizzoli, pp. 192, euro 15), che ricostruisce la parabola di Jorge “Mágico” González tra storia e leggenda, basandosi su un misto di fatti realmente accaduti ed elaborazioni di fantasia.