Ciao Anna…ciao signorina Carlo

Intervistai Anna Marchesini nel 2012, in occasione dell’uscita del suo romanzo “Di

Anna Marchesini nei panni della signorina Carlo
Anna Marchesini nei panni della signorina Carlo

mercoledì”. Parlammo di scrittura, del Trio, della tv contemporanea. Il pezzo uscì su Leiweb il 28 marzo di quell’anno. Lo ripropongo oggi sul mio blog per salutare un’artista arguta, sensibile, mai banale. Ciao Anna…Ciao signorina Carlo, ciao Maga Amalia, addio Merope Generosa…

Anna Marchesini: “La tv? Una marmellata senza personalità”

Per anni ci ha fatto ridere di gusto nei panni della sensuale giornalista del TG1, della “cecata” signorina Carlo, della Maga Amalia e di Merope Generosa, la sessuologa. Anna Marchesini ha regalato agli italiani momenti di televisione e di comicità indimenticabili. Prima con il Trio, insieme a Massimo Lopez e a Tullio Solenghi, e poi da sola. Negli ultimi anni ha lavorato moltissimo in teatro e si è scoperta anche scrittrice. Dopo il successo de Il terrazzino dei gerani timidi, che ha venduto più di 60.000 copie, in questi giorni torna con il suo secondo romanzo, Di mercoledì (Rizzoli), che racconta l’incrocio casuale delle vite di tre donne all’interno di un condominio, tra solitudine e un’apparente normalità.

Anna, oggi la scrittura occupa una parte importante della sua vita artistica. Quanto l’ha aiutata a conoscersi?
«Non credo molto alle equazioni “scrivere è guarire” o “scrivere è conoscersi”. La scrittura terapeutica la vedo più da compito di psicoterapia. Non mi interessa mettere i miei pensieri in una sorta di diario. Io credo che scrivere sia trasportare la nostra storia in una dimensione generalizzabile, in modo che chiunque possa identificarsi. La scrittura autobiografica, quella in cui si raccontano le vicende del proprio tinello e delle proprie bambole, la trovo poco interessante, narcisistica e anche un po’ di serie B».

Qualche anno avrebbe mai immaginato che sarebbe diventata scrittrice di romanzi?
«Beh, era un sogno di quando ero piccola. Però la riverenza castrante che ho per le opere dei grandi della letteratura mi ha portato a ritardare la scelta di scrivere romanzi. Avevo paura. Tanti, prima di me, l’avevano già fatto in maniera eccellente e in modo indimenticabile. Per moltissimo tempo questo è stato il motivo per cui non ho portato avanti il mio sogno. Poi, in un periodo in cui ero piena di gioia e serenità, complice la rilettura de La ricerca del tempo perduto di Proust, ho cominciato a scrivere».

La solitudine è un elemento che riaffiora spesso nel suo romanzo. Quanto ha contato nella vita di Anna Marchesini?
«Molto. Com’è stato importante anche il silenzio. La solitudine è stata una condizione non sempre piacevole, ma ha ricoperto un ruolo importante per la comprensione di me e degli altri. La considero una condizione naturale dell’uomo. Ma non l’associo necessariamente alla tristezza. La solitudine, infatti, in alcuni casi può essere un’aspirazione, in altri una condanna. Dipende dalle situazioni».

Dopo Faletti, lei è il secondo caso di attore comico che si avvicina al romanzo con ottimi risultati. Come lo spiega questo fenomeno?
«Tra la recitazione e la scrittura ci possono essere molti punti di contatto. Attraverso la parola si possono raccontare immagini, storie, atmosfere e spazi. E ciò è possibile farlo sia con la recitazione, in teatro, che attraverso le pagine di un romanzo. Io quando scrivo cerco di immedesimarmi nel lettore. Contemporaneamente mi metto nei panni sia di chi scrive sia di chi legge. Ed è un esercizio che faccio anche quando salgo sul palcoscenico. Mi pongo su questa dimensione».

Ha nostalgia della televisione?
«No, perché se l’avessi proverei a farla, sempre ammesso che mi volessero. Io nella mia vita ho sempre cercato di fare ciò che desideravo. Non ho nostalgia degli anni in cui lavoravo in tv. Quello è stato un periodo di grande creatività, anni felici, che non considero nemmeno passati. Perché io mi sento ancora quella di parecchio tempo fa. Non sono cambiata».

Cosa le piace della tv di oggi?
«Guardi, le potenzialità della televisione sono immense e invitanti. Oggi, però, queste potenzialità vengono sfruttate al minimo perché sono state messe al servizio di scopi che non sono connessi allo spettacolo e all’informazione. Una volta c’era l’attenzione per “l’altra” informazione, per l’approfondimento. Ora c’è una marmellatina priva di personalità, che rispecchia poi la confusione della società moderna».

Cosa intende per “priva di personalità”?
«All’inizio la televisione la facevano gli attori e c’era anche molta informazione. Con il passare del tempo, gli attori sono stati sostituiti da persone che vengono dal nulla. Oggi la televisione la fanno per lo più i nuovi personaggi dei talent e la gente comune. La fa chi la guarda. Non è più un luogo di ricerca, sembra più un condominio. È una lente di ingrandimento della quotidianità, che spesso contribuisce a renderla ridicola e patetica. Il problema sta nel fatto che sono spariti gli artisti dalla tv. È come se al Circo, in cui si sfidano spesso i limiti delle capacità umane, andassero ad esibirsi le casalinghe».

Che ne direbbe di una bella reunion con il Trio?
«Dico spesso che prima di morire scriverò una commedia per noi tre. Sarebbe bello, però attualmente non è nei nostri progetti. Ma comunque potrebbe sempre succedere. Sicuramente non in tv, semmai in teatro».

Li sente spesso Massimo Lopez e Tullio Solenghi?
«Sì, anche se non lavoriamo insieme il nostro rapporto è rimasto stupendo e il tempo ci ha aiutato a rinsaldarlo».

Mi pare di capire che c’è più probabilità che arrivi prima un terzo romanzo piuttosto che uno spettacolo del Trio.
«Se mi verrà un’altra idea, sarò felice di scriverne un altro. Altrimenti no. Non faccio nulla per commissione e per dovere. Non sarei capace».

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