Due parole su “Desiderio del nulla”…a tre mesi dall’uscita

Un libro per regione, ecco cosa servirebbe per mappare tutte le realtà new wave nate in Italia a cavallo tra gli anni Settanta e gli Ottanta. E forse non basterebbe, perché la proposta era immensa, oltre ogni aspettativa. Mentre scrivevo

Copertina di Desiderio del nulla

Copertina di Desiderio del nulla

Desiderio del nulla – Storia della new wave italiana, più scavavo e più emergevano nuovi gruppi, realtà sconosciute, situazioni inedite. Da quando è uscito il libro sono tantissime le persone che mi contattano dicendo: “Sai che c’eravamo anche noi?”. E io gli prometto che un giorno implementerò il testo, magari con un’edizione aggiornata, aggiungendo altre band e nuove storie, correggendo eventuali imperfezioni e refusi.

Sì, perché Desiderio del nulla non pretende di essere l’enciclopedia della new wave italiana. Ma un punto di partenza per conoscere una realtà vasta e ancora non completamente esplorata. Con questo libro provo semplicemente a dimostrare che le sonorità oscure di quegli anni sono state un fatto nazionale. E non un fenomeno isolato, circoscritto, trascurabile. Ho provato a ricostruire la fase storica in cui la new wave ha attecchito nel nostro Paese e come si è evoluta nelle più grandi città. Ovviamente ho chiesto aiuto ai protagonisti, a quelli che c’erano: Federico “Ghigo” Renzulli, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli, Daniele Trambusti, Gianni Cicchi, Andrea Chimenti, GianCarlo Onorato, Angelo Bergamini, Dedo Panzera. In copertina ho scelto di mettere Federico Fiumani, perché ritengo che, con i suoi Diaframma, sia stato uno dei leader indiscussi di quell’esperienza. Per me l’album Siberia rappresenta la new wave italiana. Un disco che, a distanza di anni, ancora mi emoziona e mi fa salire il cuore in gola.

Chiudo ringraziando le persone che hanno contribuito a migliorare questo prodotto editoriale: la fotografa Paola Simonelli, che mi ha regalato lo splendido scatto di copertina, Gigi Marinoni, che ha messo la sua esperienza a disposizione di questo progetto, e la professoressa Maria Cristina Coccoluto, che ha corretto le bozze a 2000 chilometri di distanza, incontrandosi e scontrandosi con me in diretta su Skype. A loro la mia gratitudine, al lettore la mia lealtà.

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