A casa di Vicky: intervista su Radio Lattemiele

Ieri sono stato ospite di Vittoria Vicky Mangone per il programma “A casa di Vicky” su Radio LatteMiele. Abbiamo parlato di come sta vivendo Roma questa emergenza sanitaria e del mio ultimo libro, “Lucio Dalla. La vita, le canzoni, le passioni”.

Per ascoltare l’intervista: https://www.lattemiele.com/podcast/a-casa-di-vicky-11-marzo/

Dal minuto 13,50.

Intervista su Radio Budrio

In onda oggi su Radio Budrio l’intervista che ho rilasciato alla speaker Mara Generali per l’uscita di “Lucio Dalla. La vita, le canzoni, le passioni” (Diarkos Editore). Di seguito il podcast.

http://www.radiobudrio.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5369?fbclid=IwAR01ZGfe7KP32Gr8YlX_174_Yo9QyrZj4bK0cVoXAuwP5ww5YfG2IBeIfAg

“Pino Daniele – Una storia di blues, libertà e sentimento” su Repubblica.it

Domani sarà un anno che l’immenso Pino Daniele ci ha lasciato. Oggi PINO DANIELE_D3S9255_pp_foto di Roberto Panucci_bRepubblica.it gli ha dedicato uno speciale in cui ha parlato dei libri usciti per ricordarlo. Tra questi c’è anche il mio “Pino Daniele – Una storia di blues, libertà e sentimento” (Imprimatur). Vi propongo la parte dell’articolo, firmato da Carmine Saviano, che riguarda il mio libro.

“Salvatore Coccoluto è invece l’autore di una biografia ragionata, Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento (Imprimatur, 16 euro) che riesce a restituire un altro aspetto della vita e della musica di Daniele: il suo essere allo stesso tempo del tutto radicato nella tradizione musicale napoletana e del tutto proiettato verso una dimensione internazionale. Da ‘Na tazzulella e cafè fino alle collaborazioni con Pat Metheny, Eric Clapton, Chick Corea, Gato Barbieri. Un ambasciatore del suono che, nonostante i problemi al cuore, si è sempre speso senza riserve per il suo pubblico”. (Carmine Saviano, Repubblica.it, 3 gennaio 2016)

Qui potete leggere l’articolo integrale:

http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2016/01/03/news/un_anno_senza_pino_daniele_vita_e_musica_nei_libri_per_ricordarlo-130549048/

“La vera modernità è coltivare un campo di patate” – Intervista ad Aldo Busi (novembre 2012)

Continua la carrellata delle interviste che ho realizzato per Leiweb: questa volta ripropongo una spumeggiante chiacchierata con lo scrittore Aldo Busi su letteratura, politica e attualità uscita nel novembre 2012 in occasione della pubblicazione del suo nuovo romanzo, El especialista de Barcelona. Eravamo nel pieno della crisi, tra studenti che protestavano aspramente e il tasso di disoccupazione che lievitava. E lui diede la sua soluzione: tornare a lavorare la terra e poi dedicarsi alla lettura per avere consapevolezza di sé e delle proprie scelte. Come dargli torto?

Aldo Busi: “La vera modernità è coltivare un campo di patate”

Irriverente, provocatorio, imprevedibile. Semplicemente Aldo Busi. Adistanza di 11 anni da Casanova di se stessi, lo scrittore bresciano ritorna al BusiAldo_640x420romanzo e pubblica El especialista de Barcelona (Dalai Editore). Storia di uno scrittore che non ha nessuna voglia di scrivere e, seduto sulla Rambla a Barcellona, in compagnia di una foglia di platano, vede scorrere davanti ai suoi occhi la commedia umana. “Con questo romanzo ho trovato la mia integrità – ci ha detto lo scrittore – In questi anni non mi sono mai lasciato corrompere da nessun orizzonte. Il mio orizzonte sono io, la mia opera letteraria e il rispetto per il lavoro altrui”. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua ultima fatica letteraria, ma era impossibile resistere alla tentazione di capire il suo punto di vista sulla situazione attuale, tra le proteste degli studenti, la scuola e la situazione politica.

Busi, perché la Spagna, Barcellona e la Rambla?
Barcellona rappresenta la modernità insostenibile, destinata al declino per questioni economiche. Madrid è per vivere, è sensualità e avventura. Barcellona, invece, è per pensare. Credo di aver reso un gran servizio alla città. Se è vero che questo libro lo stanno chiedendo in tutto il mondo, mi dovrebbero dedicare un pezzo di Rambla, magari mettendoci una lapide.

Nel romanzo lei prova a dare un quadro quasi completo della varietà umanità.
I personaggi che abitano queste pagine sono animali in gabbia, conigli impazziti. Persone come noi, dall’apparente ordinarietà. Anche noi siamo dei normalissimi mostri. E probabilmente il mostro più grande è l’io narrante, che osserva questa umanità da seduto.

A un certo punto proprio l’io narrante invita «…i figli del popolo, gli operai, le commesse, quelli dei call center, i contadini, gli impiegati, i precari, gli esodati, i disoccupati, i sottoposti tutti, i neoproletari…” a restare a casa a leggere per capire “cosa c’è nero su bianco». Secondo lei, la lettura ha veramente un potere salvifico o è una tenera illusione?
Ma certo che lo ha. Ti dà la possibilità di prendere nelle mani la tua vita. L’immobilità rappresenta il trampolino di lancio di ogni moto. Se tu non sei capace a star fermo, non sarai in grado nemmeno di correre. Leggere per aver consapevolezza di sé, per poi diventare cittadino ed essere presente nelle scelte, anche in Parlamento. È come sviluppare una forza contrattuale. Per fare questo bisogna accettarsi per quello che si è, cercare di capire i propri limiti, senza dribblarli con la furbizia. Bisogna comprendere che è necessario anche lavorare per perdere e non solo per guadagnare.

Cosa pensa della protesta degli studenti di questi giorni?
Dove non c’è violenza non c’è rinnovamento. La Rivoluzione d’Ottobre e quella francese non nascono perché si sono incontrati al bar e hanno risolto tutto con un accordo tra sfruttati e nobili. Io provo una grandissima simpatia e gratitudine per questi giovani, anche quando sbagliano. Poi, senta, hanno buttano giù un cassonetto, cosa vuole che sia. Le faccio una domanda: c’è più violenza nello sperpero di denaro pubblico o in un gruppo di ragazzi che manifesta in piazza rischiando di prendere le botte? Se quei soldi fossero stati spesi per una mensa scolastica, questi giovani non sarebbero scesi in piazza. Non solo, abbiamo anche un sistema scolastico tremendo. Dovremmo piantarla di illuderli con le pseudo lauree.

Cosa intende per pseudo lauree?
Facoltà fittizie e furbesche come il DAMS o Scienze della Comunicazione hanno sfornato migliaia di aspiranti registi, attori, addetti alle relazioni pubbliche. Questa è una vera truffa, perché non possono pensare di trovare un lavoro inerente alla propria laurea. Il mercato è saturo, lo è per i medici e per gli avvocati, figuriamoci per queste altre figure. È inutile che si facciano illusioni. Io ho vissuto la stessa esperienza. Ho fatto il cameriere, il factotum sfruttato e malpagato. Mi sono iscritto all’università e andavo a scaricare la frutta ai mercati generali di Verona. Facevo qualsiasi cosa. C’erano dei vetri da pulire, lo facevo. Ho preso la patente a 31 anni, perché era inutile averla se non potevo permettermi una macchina. Andavo in bicicletta. Avevo delle cosce meravigliose.

Erano altri tempi.
Mica tanto. Io studiavo Letterature Straniere a Verona, e i miei colleghi universitari erano tutti figli della buona borghesia industriale veneta e arrivavano con macchine di grossa cilindrata. Avevano case bellissime. Oggi è necessario recuperare la cultura del lavoro. Se fai il lavavetri, devi pulirli al meglio. I tuoi vetri devono essere sempre più lucidi e brillanti degli altri, vedrai che qualcuno si accorgerà di te. Però i vetri vanno lavati.

Quindi quale può essere il modo migliore per affrontare il disagio che stiamo vivendo?
La modernità è avere un pezzo di terra e imparare a coltivare le patate. Fatelo al più presto, perché questo “train de vie” non è sostenibile. Ho letto stamattina che il 57% delle famiglie italiane è in difficoltà. È una situazione inaccettabile. Se avete un pezzo di terra, togliete la piscinetta e metteteci delle belle patate. Io lo faccio da anni. Vado pazzo per gli orti. Avete un angolo disponibile, metteteci due galline e andate a palpargli il culo alla sera per vedere se faranno le uova. Questa è la modernità, non è l’i-pad, lo smartphone, il tablet, possedere mille strumenti per comunicare senza avere niente da dirsi.

Pensa che tagliare i costi della politica sia una priorità in questo momento?
Certo, è criminale avere dallo Stato più di 3000 euro di pensione, sia per un Presidente della Repubblica, un Primo Ministro o un parlamentare. Soprattutto in questo frangente, che già dura da anni e secondo me ne durerà altri venti, è vampiresco. Mia mamma ha allevato 4 figli, ha fatto la locandiera e la cuoca, una lavoratrice pazzesca, aveva 300 euro di pensione quando è morta. Cosa ha fatto lei per il paese meno di Scalfaro e Amato?

Salvatore Coccoluto

In Blu Radio: puntata di C’è sempre una canzone dedicata a Pino Daniele

Mercoledì 2 dicembre sarò ospite della trasmissione radiofonica C’é Pino Danielesempre una canzone, condotta da Paola De Simone su In Blu Radio, che quel giorno sarà interamente dedicata all’immenso Pino Daniele.

Parlerò dell’unicità e della libertà di questo artista inesauribile, sempre pronto a fare un passo in avanti nella ricerca musicale, caratteristiche che ho descritto nel libro Pino Daniele. Una storia di blues, libertà e sentimento (Imprimatur), uscito il 1° ottobre. Interverrà anche il grande James Senese, sassofonista che con Pino ha condiviso successi artistici e una lunga amicizia. Il programma andrà in onda alle 21. Sintonizzatevi, se potete…

In Blu trasmette in FM nella città di Roma, ma anche  via satellite e su web.

Il vincitore di Masterchef, Stefano Callegaro, mi racconta la sua idea di cucina

Stefano Callegaro, il vincitore della quarta edizione di MasterChef Italia, ha CallegaroGUSTO300raccontato la sua storia nel libro “Alla ricerca del gusto. Il viaggio gastronomico di un uomo innamorato della cucina” (Rizzoli). Una vicenda d’amore e di passione per i fornelli, caratterizzata anche da momenti difficili e splendide risalite. Il libro viene completata da oltre sessanta ricette. L’ho intervistato per il canale cucina di Oggi.it:

http://www.oggi.it/cucina/news-cucina/2015/04/16/il-vincitore-di-masterchef-stefano-callegaro-vi-presento-la-mia-cucina-essenziale-pochi-gusti-ma-ben-orchestrati/