Mi mangio la vita – Intervista a Paola Turci

Il 31 marzo è uscito il nuovo disco di Paola Turci, Il secondo cuore, caratterizzato da collaborazioni d’autore, tappeti elettronici, chitarre graffianti e momenti folk. E in questi giorni la cantautrice romana è già in tour nei teatri. L’ho intervistata per il numero 16 magazine Note.

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Al Foro Italico per tornare al top – Intervista ad Andreas Seppi

Si avvicinano gli Internazionali BNL d’Italia di tennis, che si terranno al Foro Italico di Roma dal 10 al 21 maggio. Nell’attesa ho intervistato uno dei nostri ragazzi per il magazine La Freccia di maggio: il tennista altoatesino Andreas Seppi.

 

A braccia aperte – Renato Zero si racconta

In questi anni ho avuto a che fare con tanti artisti: alcuni capricciosi come bambini, altri arroganti e svogliati, che però cambiano “faccia” appena accendo il registratore. Altri, invece, artisti VERI, che non si risparmiano, che si concedono completamente senza pose né ipocrisie. In quest’ultima categoria ricade Renato Zero. L’ho intervistato per il nuovo numero del settimanale Note, in distribuzione da oggi. Abbiamo fatto una piacevole e interessante chiacchierata di circa 30 minuti sul nuovo lavoro, Arenà – Renato Zero si racconta, e sulla sua carriera. Purtroppo non ho potuto riportarla integralmente per motivi di spazio. Quando si ha a che fare con artisti di questa portata non basterebbe un intero numero per raccontarli. Buona lettura.

Tony Cercola, da Patatrac! al teatro per raccontare la sua storia: “Orgoglioso delle mie radici”

Tony Cercola ha tanto da raccontare. Con i suoi tamburi e le sue buàtte ha infatti tony-cercolaattraversato quarant’anni di musica, partendo proprio dalla Napoli degli anni Settanta, che vedeva sbocciare quel fermento sonoro chiamato Naples Power o Neapolitan Power. Il percussionista è cresciuto infatti insieme a grandi protagonisti di quel movimento musicale come Pino Daniele, James Senese, Edoardo ed Eugenio Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare e tantissimi altri. Sue le percussioni nel brano Appocundria, uno dei dodici pezzi pregiati contenuti nell’album-capolavoro di Pino Daniele, Nero a metà. In diverse occasione, infatti, Cercola ha arricchito il sound di artisti italiani e internazionali di grande prestigio, imboccando poi la strada del ‘percussautore’, come ama definirsi, autore di brani con una forte connotazione etnica. Pochi mesi fa è uscito il suo nuovo album, Patatrac!, che contiene otto inediti e quattro suoi vecchi successi a cui ha voluto dare nuova linfa con il contributo di giovani artisti di talento scovati da Roma fino all’Africa, passando per la Campania e la Sicilia: Roberta Albanesi, Ugo Mazzei, Esharef Ali Mhagag, Paky Palmieri, Laye Ba, e poi gruppi come gli Original Sicilian Style, Max Russo and Divinos, Wireframe e Malacrjanza. Nel disco spiccano gli interventi di Eugenio Bennato e Mimmo Cavallo, due decani della nostra canzone, mentre alla scrittura e agli arrangiamenti degli inediti ha partecipato il musicista e produttore Gino Magurno. Candidato al Premio Tenco 2016 nella sezione Miglior album in dialetto, Patatrac! conferma l’attaccamento di Cercola alle proprie radici, che continua a contaminare con i suoni e i ritmi dell’Africa e del Sudamerica.

Tony, quando hai deciso di fare Patatrac!?
Tutto è partito da un libro autobiografico uscito pochi mesi fa, Come conquistare il mondo con cercola_disco_patatracuna buàtta, scritto insieme ad Antonio G. D’Errico e edito da Edizioni Anordest, nel quale ho raccontato le mie radici vesuviane, del bullismo, della mia balbuzie e dell’incontro con Sandro Petrone a Radio Uno Napoli. È dedicato ai giovani provenienti dalle province, perché io sono originario di Cercola, piccolo paese alle falde del Vesuvio, e so quanto sia faticoso emergere quando vieni dalla periferia. Dopo l’uscita del libro, ho pensato di restituire alle nuove generazioni il sound che ho elaborato negli ultimi trent’anni. E così è nato Patatrac!. Sono sceso nelle cantine e ho lavorato con giovani musicisti alla rielaborazione dei miei pezzi. Loro sono riusciti a dargli freschezza. Ho ripreso Babbasone, con cui partecipai al Festivalbar del 1990, rifatta insieme ai Malacrjanza, gruppo hip hop di Napoli. Con il dj Paky Palmieri e il musicista senegalese Laye Ba ho rimaneggiato Lumumba, pezzo del 1988. Nel disco ci sono anche delle chicche d’autore, delle mie malinconie, come Tiemp’ tiemp’, incisa con Eugenio Bennato, e Compassion. Perché io da sempre mi sento un ‘percussautore’.

Tu hai vissuto dall’interno il fiorire del Naples Power. Cosa ti è rimasto di quel periodo?
Era una grande palestra. Era una Napoli di studio e di riflessione. Mentre muovevo i primi passi ho ricevuto tanti consigli, soprattutto dal batterista e cantante Gegè Di Giacomo. In molti, infatti, mi considerano un suo erede. In quel periodo lavoravamo tantissimo sul sound. La forza di Napoli è stata quella di far incontrare le proprie radici musicali con i suoni di tutto il mondo. Anche Pino [Daniele], che si esprimeva con la forma canzone, non si faceva comandare dal blues. Purtroppo ci si vede sempre di meno tra musicisti napoletani, l’ultima sinergia l’ha creata Pino, radunandoci all’Arena di Verona qualche anno fa e poi in altre occasioni. Sono orgoglioso di essere metropolitano e vesuviano.

Com’è oggi la situazione artistica in città?
Oggi il movimento musicale c’è, ma lo devi andare a cercare. È anarchico e ben nascosto. Io sono stato fortunato perché ho trovato giovani disposti a sperimentare insieme a me. Spero che ritorni il periodo in cui si faceva musica insieme, in sintonia, è l’unico modo per alimentare le nostre radici, solo così ci può essere evoluzione.

Tra poco sarai protagonista dello spettacolo teatrale ‘Tu, tu che mestiere fai?’.
Ripropongo in prosa la mia storia, quella che racconto nel libro, con un’attrice e tre musicisti. Mostro foto e filmati dei passaggi televisivi più importanti della mia carriera, quando la tv era un bomba mediatica che ti portava nelle case di milioni di persone. Oggi invece c’è parecchia dispersione dell’attenzione con una miriade di canali.

Pochi giorni fa è scomparso Dario Fo. Tu hai lavorato spesso con lui, qual è il tuo ricordo?
Ho accompagnato Dario in diverse occasioni, era un grande artista. Mi ricordo che feci un provino a casa sua e lui mi disse: “Io ho rubato una cosa a Napoli: le pause di Eduardo De Filippo”.

Questa intervista è uscita anche sul sito di Radio Web Italia: http://bit.ly/2eTING5

Roma Jazz Festival, 40 anni suonati – Intervista a Enrico Rava

Il Roma Jazz Festival compie 40 anni  e li festeggia dal 6 al 23 novembre intervista-a-enrico-rava_la-frecciacon un’edizione ricca di grandi nomi. Tra gli appuntamenti spicca il concerto del trio formato dal trombettista Enrico Rava, decano del jazz mondiale, il giovane pianista Giovanni Guidi, 31 anni, uno dei migliori della nuova generazione, e il mago dell’elettronica Matthew Herbert.
Sul numero di novembre del magazine La Freccia ho intervistato Enrico Rava, un pozzo infinito di esperienza e umiltà, che mi ha raccontato questo incontro tra mondi sonori distanti.

Il programma completo

6 novembre – Gioca Jazz
8 novembre – Joshua Redman, Brad Mehldau
9 novembre – Jacob Collier
11 novembre – Shye Ben Tzur, Jonny Greenwood & Rajasthan Express
12 novembre – Richard Galliano
13 novembre – John Scofield
13 novembre – Gioca Jazz
14 novembre – La musica provata di e con Erri De Luca
15 novembre – Enrico Rava, Giovanni Guidi, Matthew Herbert
18 novembre – Stanley Jordan e Billy Cobham
20 novembre – Aaron Diehl Trio
20 novembre – Gioca Jazz
21 novembre – Daniele Tittarelli / Mario New Talents Orchestra
22 novembre – Cécile McLorin Salvant feat Jacky Terrason
23 novembre – Omar Sosa & Yilian Cañizares