Qualche giorno fa ho intervistato Marco “Morgan” Castoldi. Mi ha parlato della nuova edizione di
Morgan
X Factor, di vecchi e nuovi colleghi-giudici, e di cosa gli ha detto la mamma quando è morta Amy Winehouse. Questo è Morgan. Incontenibile come sempre.
na che riuscirono a conquistare un posto nell’olimpo del calcio mondiale grazie alla loro classe, alla serietà e alla dignità con cui fecero il loro mestiere. Sì, è vero, pare proprio un ricordo lontano. Facchetti e Scirea. Due espressioni di un calcio che non si vede più negli stadi. Una correttezza e una pacatezza che ormai possiamo solo limitarci a ricordare. Gli Stadio hanno voluto omaggiare questi due campioni, che furono bandiere rispettivamente della Juventus e dell’Inter, con la canzone “Gaetano e Giacinto”, in rotazione da oggi su tutte le radio. Il brano anticipa l’uscita del loro nuovo album, che si intitolerà “Diamanti&Caramelle”, prevista per il 27 settembre.
“Il legame con due personaggi come Scirea e Facchetti è bene impresso nella mia memoria”, ha dichiarato Gaetano Curreri, leader degli Stadio. “Per l’amore
Gaetano Scirea
che ho per il calcio, mi è sembrato bello raccontare le loro storie che “nascono dal basso”, dalla vita vera di periferia. Le storie di quei calciatori “veri”, che riescono a fare di un sogno la loro realtà. Sono campioni che aiutano i bambini a sognare e che oggi vanno riscoperti: Facchetti e Scirea sono punti di riferimento ideali”.
Curreri e compagni, con la complicità di Emi Music Italy, hanno pensato di destinare parte del ricavato derivante dalle vendite della canzone alla Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori e a quella dedicata a Gaetano Scirea.
Giacinto Facchetti
L’ennesimo omaggio a due fuoriclasse silenziosi, due tipi abituati a “parlare piano”, come recita il testo della canzone degli Stadio.
“Non amiamo i calciatori con i cerchietti in testa, pieni di tatuaggi, che si fidanzano con le veline, sinceramente non ci appassionano”, ha continuato Curreri, “ognuno può far quello che vuole ma il calcio deve ritrovare una propria armonia e condivisione, sobrietà, serenità, direi autorevolezza, anche nella figura del calciatore, che si è un po’ smarrita ultimamente, perdendo di conseguenza tutta una serie di valori. Non che i calciatori debbano essere per forza dei modelli, anzi, tutt’altro, ma, se hanno cominciato calpestando la terra di campi improbabili, non devono dimenticare mai il sudore e la fatica per realizzare un sogno”.
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Confesso. Ho sbagliato. Credevo che dopo “Nostra signora della dinamite”,
Giorgio Canali
uscito appena due anni fa, Giorgio Canali sarebbe diventato buono e avrebbe scritto solo canzoni d’amore. E invece no. Nel prossimo album il musicista ferrarese parlerà di rivoluzione, influenzato dallo spirito e dai canti che caratterizzarono quella francese. Il 26 agosto “Rojo”, così si intitola il nuovo album di Canali e Rossofuoco, uscirà nei negozi di dischi con tutta la sua carica sovversiva. Intanto Giorgio ha voluto raccontare com’è nato questo lavoro, tra “panico da pagina bianca” e folgorazioni sulla via Versailles.
“… dopo una bella dose di panico da pagina bianca – ha raccontato Canali – il mio cervello ha ricominciato a funzionare. Come era già successo per “Tutti contro tutti”, Rossofuoco aveva già fatto tutto ciò che c’era da fare per regalarmi il materiale musicale su cui stendere i miei deliri verbali che, da mesi, erano fermi solo a qualche bestemmia in qua e in là…”
Dopo un periodo di panico e confusione, Giorgio ha ricominciato a scagliare parole sul foglio. Nella testa, come sottofondo, canti di rivoluzione.
“… una mattina mi sono svegliato con la ‘carmagnole’ in testa – ha continuato – il canto dei sanculotti incazzati che si preparavano ad appendere la classe dirigente dell’epoca ai lampioni di Paris: “dansons la carmagnole et vive le son du canon”. Folgorato sulla via di Versailles ho cominciato ad ascoltare “ça ira” e altri canti, di tutte le rivolte popolari, confusi in un unico calderone mentale senza geografia che ha cominciato a bollire con una parola chiave: rivoluzione. Ecco, poi è venuto il resto, parole che parlavano anche di me…”
Una serata fresca di luglio al Castello Miramare di Formia. Un tramonto sul mare che si intravede in lontananza. Un pianoforte, un contrabbasso, un violoncello e un sax attendono che i musicisti salgano sul palco per dargli voce, per donargli anima e cuore. Entra prima Mimmo Locasciulli.Lo
Mimmo Locasciulli
seguono suo figlio Matteo, Giovanna Famulari e Fabrizio Mandolini. Mimmo saluta tutti con il cappello in mano. Poi lo indossa, si siede al pianoforte e inizia il concerto. Si levano le note delle sue canzoni. “Un po’ di tempo ancora”, “Aria di famiglia”, “Tango dietro l’angolo”, una splendida versione di “Adesso glielo dico”, in cui viene accompagnato per quasi tutto il pezzo solo dal contrabbasso del figlio Matteo. Mimmo canta tantissime storie. Le racconta anche tra un brano e l’altro. Ci commuove e si commuove con “Occhi” e ci fa sorridere con “Blu”. Poi c’è un’ovazione per lui e per i suoi musicisti. Saluta e esce. Un applauso ritmato lo richiama sul palco. E Locasciulli non si risparmia. Si risiede al pianoforte e suona “Lucy”, un pezzo tratto da “Idra”, il nuovo album, poi “Pixi Dixie Fixi”e per finire “Piano Piano”. Il pubblico se ne va contento ed emozionato. L’associazione culturale “Agorà” ha raggiunto l’obiettivo di ricavare denaro per Medici senza Frontiere. Locasciulli e i suoi musicisti tornano verso Roma in attesa, per dirla con “Intorno a trent’anni”, che riparta il treno e “riprendiamo la giacca, ci mettiamo il cappello. E ci troviamo lì.”
Venerdì sera ho intervistato per LeiWeb l’attore, scrittore,
Moni Ovadia
cantante di origine ebrea, Moni Ovadia. Pochi giorni fa è uscito il suo nuovo libro, “Il popolo dell’esilio”, in cui spiega la sua posizione sulla questione mediorientale.
Lunedì sera ho intervistato Dolcenera a poche ore dall’uscita di “Evoluzione della specie”, il suo nuovo album. Look aggressivo, arrangiamenti elettronici e
Dolcenera (Foto di Mattia Zoppellaro)
uno sguardo più maturo sul mondo. Ecco la nuova Dolcenera.