In libreria Le leggende del jazz

Da ieri in tutte le librerie e nei negozi on line il mio nuovo libro, Le leggende del jazz (Diarkos).

Non esiste un altro genere musicale come quello nato sulle strade di New Orleans dove vita e musica si fondano fino a diventare una cosa sola. Per questo raccontare il jazz significa entrare nelle anime calde, folli e sincopate dei mostri sacri che ne hanno fatto la storia.
Dal genio di Louis Armstrong, punto di riferimento per tutti i musicisti jazz, alla forza innovativa di Miles Davis, passando attraverso le note, le passioni e i tormenti di artisti immortali come Duke Ellington, Benny Goodman, John Coltrane, Django Reinhardt, Charlie Parker, Charles Mingus, Thelonious Monk, Chet Baker e tanti altri, il libro mette a nudo le leggende di questo stile, al contempo popolare e colto, insieme alle loro principali imprese, senza dimenticarne le voci immortali, su tutte quella di Ella Fitzgerald.
Con un’unica certezza: che il jazz, proprio come la vita, è ritmo e improvvisazione.

Omaggio a Lucio Dalla, il Poeta che viveva nel futuro


Una serata di parole e musica per raccontare un artista che ha segnato la storia della canzone italiana. Venerdì 28 agosto, all’Osteria della Vigna di Gabicce Mare, presenterò il mio libro LUCIO DALLA. La Vita, Le Canzoni, Le Passioni (Diarkos), ritratto di un artista che ci ha regalato canzoni memorabili, da Anna e Marco a Caruso, da L’anno che verrà a Canzone. La serata, ideata e organizzata da Giulio Lonzi, vedrà la partecipazione musicale di Stefano Ligi, cantautore urbinate prodotto da Lucio Dalla, che ha avuto modo di lavorare al suo fianco e di condividere con lui il palco. 

Roland Garros 2010, la memorabile impresa di Francesca Schiavone

Dieci anni fa, il 5 giugno 2010, Francesca Schiavone vince il Roland Garros, il secondo dei quattro tornei Slam dell’anno, confermando di essere una delle più grandi tenniste italiane della storia di questo sport. Da sempre un concentrato di grinta e potenza, “la leonessa”, per gli amici “la Schiavo”, classe 1980, si mette in evidenza nella seconda metà degli anni Novanta, raggiungendo i primi titoli ITF. Ma l’esplosione definitiva avviene nel 2001 con i quarti di finale al Roland Garros, la semifinale al torneo di Auckland e altri ottimi piazzamenti che la portano tra le prime cinquanta giocatrici del ranking mondiale. In quel momento l’Italia del tennis ha bisogno di un’atleta con la determinazione di Francesca, solida e inesauribile. Gli ottimi risultati registrati anche nel 2003, tra cui spiccano i quarti di finale agli US Open, la lanciano ai vertici del tennis femminile mondiale, tra le top 20 del circuito WTA. La Schiavone continua a crescere, imponendosi anche nel doppio. Ma è nel 2010 che arriva il grande exploit, che segna definitivamente il suo ingresso nella storia del tennis. Che la Schiavone si trovasse a proprio agio sulla terra rossa non era un segreto per nessuno, ma probabilmente a gennaio in pochi avrebbero immaginato quello che sarebbe accaduto durante l’anno. Francesca scalda i motori conquistando il suo terzo titolo WTA a Barcellona. E fra maggio e giugno compie un’impresa titanica al Roland Garros: arriva a Parigi che è numero 17 del ranking mondiale e al primo turno supera la russa Regina Kulikova in tre set, soffrendo e recuperando anche una situazione di svantaggio nel terzo; al secondo turno ottiene una vittoria più agevole contro l’australiana Sophie Ferguson. Ora le si presenta di fronte un ostacolo molto più consistente: la cinese Li Na, ex top ten e testa di serie numero 11 del torneo. Francesca non si lascia intimorire, non concede campo alla temibile avversaria e la supera in due set con il punteggio di 6-4, 6-2. Agli ottavi batte la russa Marija Kirilenko e al turno successivo affronta il primo momento della verità: la sua avversaria, infatti, è la numero 3 del mondo Caroline Wozniacki. La Schiavone è in stato di grazia e così liquida la campionessa danese con un perentorio 6-2, 6-3, senza concederle sbocchi. In semifinale affronta la russa Elena Dement’eva che, dopo un combattuto set vinto da Francesca al tie-break, è costretta a lasciare il passo all’italiana.

A questo punto tutto diventa possibile. Non conta né classifica né palmares: ci sono due giocatrici in ottima forma che per vincere sono pronte a lasciare il sangue sul campo. In finale trova infatti l’australiana Samantha Stosur, testa di serie numero 7 del torneo, che nei quarti ha eliminato Serena Williams in tre set. Francesca prepara molto bene il match, sia dal punto di vista mentale che tattico. Scende in campo concentrata e gioca in maniera perfetta le sue carte, non mostrando mai segni di cedimento o momenti di paura. Anche all’inizio dell’incontro, quando la Stosur serve solo prime palle di servizio e prova a intimorirla con un dritto micidiale, la Schiavone non si fa mettere all’angolo, non cede campo. Anzi, sul 2 pari risponde con aggressività ai servizi dell’australiana che superano i 190 km/h. La svolta arriva al nono game del primo set, quando l’italiana ha tre palle break: le prime due non hanno buon esito, quella vincente è la terza, complice un regalo della Stosur che fa doppio fallo. Ora tocca a Francesca chiudere il primo set provando a sfruttare il servizio. Va subito sotto 0-30, probabilmente avverte l’importanza della posta in gioco, ma poi infila tre punti consecutivi e va giocare un set point, che però non va a buon fine. Un altro set point, e questa volta conquista il punto decisivo e chiude il parziale per 6-4 dopo quaranta minuti. Ma la Stosur non ci sta, e all’inizio del secondo set si mostra subito aggressiva, conquistando un break e portandosi sul 4-1. Dopo il calo iniziale, Francesca torna a esprimersi ad altissimi livelli e al settimo gioco recupera il break che aveva perso. Da quel momento è un testa a testa che la conduce dritta sul 6 pari. Questo tie-break potrebbe spalancare le porte della storia alla Schiavone o intrappolarla in un insidioso terzo set. All’inizio entrambe le giocatrici tengono il servizio, poi sul 3-2 a proprio favore la Schiavone fa il mini break, infilando successivamente tre punti consecutivi che la portano sul 7-2 e la decretano campionessa del Roland Garros 2010.

Alza le braccia al cielo e cade a terra incredula, bacia il manto rosso del campo centrale Philippe Chatrier. È la prima tra le donne del tennis italiano a vincere una prova dello Slam in singolare. «Oggi sono andata oltre i miei limiti. Ho pensato che puoi arrivare a questo punto solo se lavori molto duro e se hai qualcosa di speciale dentro. Quello che è successo è qualcosa che viene da molto lontano» dichiara dopo il match in conferenza stampa, come riportato da «Tuttosport». È una gioia incredibile, anche perché questa vittoria la porta nella top ten del ranking mondiale, alla posizione numero 6 della classifica, record assoluto per una tennista italiana.

«È buffo: ricorda più il corpo della mente” racconta Francesca dieci anni dopo in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. «La sensazione della pancia e delle gambe per terra sul centrale ruvido, dopo il match point con la Stosur, è qui con me. Sentivo la forma che mi cresceva dentro, partita per partita, fino alla finale. Un’emozione difficile da spiegare. […]Ero totalmente calata nel momento e nella situazione. Ricordo il pensiero prima dell’ultimo punto: mandami la palla, che la gioco come voglio io. Se mi servi sul rovescio, io la colpisco alta, in anticipo, e te la rimando sul rovescio. Io posso, io faccio, io, io, io. Zero paura, soltanto positività. A questo punto posso dire di credere nel destino: lo disegniamo noi. Poi ci sono forze più grandi che ci aprono le strade».

US Open 2015: Pennetta e Vinci conquistano l’America

Il 12 settembre 2015 gli occhi di tutti gli appassionati di sport sono puntati su ciò che succede a New York: a Flushing Meadows tra poche ore scenderanno in campo Flavia Pennetta e Roberta Vinci, amiche d’infanzia, atlete italiane che si trovano entrambe a un passo dalla storia. Il tennis femminile italiano non ha mai raggiunto queste vette. Il Premier Renzi raggiunge New York in rappresentanza delle istituzioni per assistere al coronamento della carriera della nostre atlete. Alla vigilia entrambe vivono la tensione dei grandi appuntamenti: nella sua stanza Flavia guarda un film italiano che le strappa qualche risata, poi prova a dormire, ma è difficile non pensare al match che l’aspetta. Quando Morfeo la prende tra le sue braccia, crolla in un sonno profondo. Roberta, invece, dorme poche ore, «le ho contate su un palmo di mano», confessa. Arriva l’alba del 12 settembre ed è ora di prepararsi. Poco prima del match si incontrano casualmente, si fermano a chiacchierare senza indugio, tanto che Boris Becker, il grande Bum Bum, che in quei giorni è il coach di Djokovic, le guarda meravigliato, si avvicina e ricorda loro che hanno una finale da disputare l’una contro l’altra: «Ma voi lo sapete che dovete giocare contro tra poco?» E loro a tranquillizzarlo, che l’amicizia a volte è più forte della rivalità, poi in campo vinca la migliore, chi gioca meglio, chi indovina la tattica, chi ha più energie in quel momento. Poco dopo sono sul terreno di gioco e inizia la sfida. «Che dire? Tiro i primi quattro colpi e sono uno più sbagliato dell’altro. E allora mi dico: Flavia, ricomponiti. Accetta la partita, non puoi fare figuracce. Adattati» racconta la Pennetta a «la Repubblica» a proposito delle fasi iniziali del match. Flavia si ricompone e il primo set prosegue in costante equilibrio. Poi arrivano al tie-break, dove la brindisina si impone per 7 punti a 4. Nel secondo, invece, Roberta molla fisicamente e mentalmente. La Pennetta si porta sul 4-0, ma quando vede il traguardo comincia a irrigidirsi. Così la Vinci prova a tornare in partita, ma sul 4-2 Flavia gioca un ottimo settimo game e allunga, agguantando poco dopo un 6-2 che vale il titolo. Loro che sono state rivali, amiche e complici fin da ragazzine, quando condivisero la stanza al centro federale dell’Acqua Acetosa «con i poster di Leonardo di Caprio e Paolo Maldini in bella mostra», si ritrovano a essere l’orgoglio di una nazione. «[…] Dopo il miracolo di aver giocato contro di lei una finale dello Slam, penso spesso ai quattro anni che abbiamo vissuto avvicinando i letti la sera, come fanno le adolescenti» racconta Roberta a «D». «L’abbraccio della finale è durato quaranta secondi perché è stato un ritrovarsi, con lei che mi diceva: “Robé, guarda dove siamo arrivate insieme”, e io: “Goditela. E Penne, sono stanchissima, ho dolori dappertutto”. Poi mi ha buttato lì quel “Mi ritiro, non ce la faccio più…”».

E infatti durante la premiazione annuncia il ritiro dal tennis, puntualizzando però che avrebbe finito la stagione. E pensare che questa vittoria la proietta all’ottavo posto del ranking mondiale, che diventa una sesta posizione a fine settembre, il suo miglior piazzamento in assoluto. La finale agli US Open rilancia la Vinci tra le prime venti giocatrici della classifica WTA, precisamente al 19° posto. Finisce l’anno con buone prestazioni al torneo di Wuhan, dove viene fermata in semifinale da Venus Williams con il punteggio di 5-7, 6-2, 7-6, non sfruttando un match point, e poi al Master B di Zhuhai, in cui sempre in semifinale ritrova Venus a sbarrarle la strada. Grazie a questi risultati arriva fino alla 15esima posizione nel ranking WTA di singolare, piazzamento che migliora nei primi mesi del 2016 con la vittoria al torneo di San Pietroburgo e altre ottime prestazioni che nel mese di aprile la portano a occupare la settima posizione della classifica mondiale, il suo best ranking. «Nonostante la vittoria, la mia scelta non è cambiata» conferma invece Flavia a novembre del 2015, quando va ospite alla trasmissione di Sky I Signori del Tennis. «Nel senso che è stato meraviglioso, perché ho avuto l’opportunità di fare qualcosa che ho sempre sognato di fare. Perché io ricordo e non mi scorderò mai Sampras dare l’addio e fare il giro del campo con suo figlio in braccio, mi ricordo che disse: It’s the time to say goodbye. Ho avuto la stessa opportunità e non me la sono fatta scappare». La Pennetta è la seconda italiana a conquistare un torneo dello Slam di singolare femminile, prima di lei ci era riuscita soltanto Francesca Schiavone. Dopo aver dato tanto a questo sport, a 34 anni decide che è arrivato il tempo di fermarsi e di realizzare un sogno altrettanto importante come quello di una famiglia e di un figlio. Nel giugno del 2016 sposa il collega Fabio Fognini e pochi mesi dopo una nuova vita comincia a muoversi dentro di lei. Voglio chiudere il capitolo dedicato alla Pennetta con questa dichiarazione che racchiude tutta la passione e il sacrificio che l’atleta pugliese ha regalato a questo sport: «Il tennis è il mio primo amore, il secondo è Fabio, ma il tennis rimarrà sempre il mio primo amore» dichiara sempre a I signori del Tennis, come riportato da «Tuttosport». «Penso che è qualcosa che ho dentro, che avrò sempre e che non si spegne. Non ho giocato tutti questi anni solo perché giocavo bene, perché guadagnavo o perché era il mio lavoro. È sempre stato molto di più. È un’appartenenza, la mia, nei confronti di questo sport. Non mi vedo senza tennis, neanche tra un anno, due anni. È qualcosa che non concepisco. […] Penso che non verrò ricordata come la più forte, ma come una persona che ha dato tanto per questo sport, si è rialzata molte volte, è caduta, si è rialzata, è di nuovo ricaduta e si è rialzata con una forza particolare».