Danielle Collins e la dura scalata verso il tennis che conta

danielle-collinsAgli Australian Open, primo torneo dello Slam del 2019, l’americana Danielle Collins ha conquistato le semifinali, perdendo soltanto da Petra Kvitova. Ha così agguantato la 23esima posizione della classifica mondiale e un consistente prize money. Un ottimo risultato per una tennista che, nonostante i suoi 25 anni, fino a marzo 2018 non aveva mai vinto neanche un match nei tornei del circuito maggiore. Eppure Danielle è una giocatrice completa, che ha ottimi colpi e gioca sempre all’attacco. Ha forza fisica e mentale, nonché immensa dedizione. Ma tutto questo non basta per arrivare nel tennis che conta. Servono infatti tanti soldi, che lei non aveva. Soltanto la determinazione, la passione e un pizzico di fortuna le hanno permesso di fare il grande salto.

La storia di Danielle é molto singolare per una tennista professionista: nata e cresciuta in Florida,comincia a giocare a tennis a 8 anni nei campi comunali di Tampa. La sua famiglia, infatti, ha difficoltà economiche e non può permettersi di mandarla nei circoli privati, di pagare attrezzature e un coach. Così lei si accontenta di incrociare la racchetta di amatori sessantenni o di chiunque altro fosse disponibile, ripiegando anche su un muro. Continua così per parecchio tempo e, nonostante le difficoltà, negli anni dell’adolescenza si afferma come una delle più forti giocatrici juniores d’America.

La strada sembra tracciata e il grande salto nei tornei internazionali pare ormai alle porte. Ma ancora una volta il suo talento viene frenato dalla mancanza di denaro. Girare il mondo per giocare a tennis richiede un investimento economico ancora maggiore rispetto a quello degli esordi. Oltre all’attrezzatura e a un coach, le giocatrici devono sostenere le spese di viaggio. La Collins é costretta a rinunciare, optando quindi per l’iscrizione al college.

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Frequenta così il corso di laurea in comunicazione all’Università della Virginia e intanto prosegue con il tennis a livello amatoriale, conquistando nel 2014 il titolo NCAA, il circuito tennistico universitario, che le frutta una wild card per gli US Open. Lí viene eliminata in tre set da Simona Halep. Nonostante questo, per non perdere lo status di amatore, rinuncia al premio in denaro che spetta anche agli eliminati al primo turno. Nel 2016 riconquista il titolo NCAA e nel frattempo si laurea in comunicazione e ha tempo anche di frequentare un master in economia.

Il suo impegno viene premiato quando ottiene il contributo di 100.000 dollari che Larry Ellison, uno degli uomini più ricchi d’America, nonché patron del torneo di Indian Wells, assegna al miglior giocatore del circuito universitario, regalando la possibilità di affacciarsi nel mondo del professionismo. Un’iniezione di risorse che apre a Danielle l’opportunità di giocare tornei internazionali del circuito minore, l’ideale per aprirsi la strada tra i professionisti della racchetta, cominciando a guadagnare punti nella classifica WTA.

Inizia così la scalata di Danielle Collins, che la vede fare il grande salto nel marzo del 2018: gioca le qualificazioni al prestigioso torneo di Miami e nel tabellone principale elimina nell’ordine le più quotate Begu, Coco Vandeweghe, Donna Vekic, Monica Puig e Venus Williams, che non la prende benissimo. Il resto è storia recente, che non sto qui a rievocare. Posso solo dire che, quando l’anno scorso agli Internazionali d’Italia ho visto giocare Danielle contro Camila Giorgi, in campo ho trovato una donna determinata e affamata di vittorie, forse perché sa quanto é stato difficile per lei arrivare fin lì.

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Australian Open 2018 – Halep–Wozniacki, finale che vale doppio

Federer
Roger Federer

Federer – Cilic. Sarà sicuramente una bella sfida quella fra Federer e Cilic, che hanno dimostrato sul campo di essere i giocatori più in forma del torneo. Lo svizzero ha ritrovato una grande condizione fisica, mentre il croato pare aver risolto quei piccoli problemi di tenuta mentale che si presentavano quando andava in difficoltà. In semifinale Cilic ha superato agevolmente un Edmund poco brillante con il punteggio di 6-2, 7-6, 6-2, tenendo sempre in mano le redini dell’incontro. Re Roger, invece, ha beneficiato del ritiro di Chung che, sul 6-1, 5-2 per il campione elvetico, ha gettato la spugna per un problema alla pianta del piede. Resta comunque un magnifico torneo quello giocato dal tennista sudcoreano che, a mio parere, entro fine anno sarà tra i primi dieci del ranking mondiale. 

halep
Simona Halep

Halep – Wozniacki. Mentre le semifinali maschili non ci hanno fatto sussultare, quelle femminili sono state di gran lunga più interessanti. Soprattutto la sfida fra Simona Halep e Angelique Kerber, terminata con un 6-3, 4-6, 9-7 in favore della tennista rumena dopo due ore e mezza di battaglia. Le due atlete si sono affrontate a viso aperto, senza esclusione di colpi, dando fondo a tutto il loro repertorio. La Halep si è mostrata molto aggressiva, la Kerber si è difesa e poi ha contrattaccato, sfiorando la vittoria con due match point annullati dalla numero uno del mondo. Nell’altra semifinale la Wozniacki ha domato abbastanza agevolmente la belga Elise Mertens, superandola in due set con il punteggio di 6-3, 7-6. La tennista danese ha avuto soltanto un momento di esitazione nel secondo set, quando sul 5-4 in proprio favore ha commesso diversi errori, permettendo all’avversaria di rientrare in partita e di giocare il tie-break. Anche in questo caso credo che Halep – Wozniacki, rispettivamente numero 1 e numero 2 del mondo, sia la finale più giusta e intrigante. In questa sfida, infatti, la posta in palio è doppia: la prima vittoria in uno Slam, che in bacheca manca a entrambe, e la prima posizione nel ranking.

Australian Open 2018 – Dimitrov, il talento non basta. Chung nella storia

Grigor Dimitrov
Grigor Dimitrov

Dimitrov, il talento non basta. Agli Australian Open le sorprese non finiscono mai: nel primo match dei quarti di finale maschili Grigor Dimitrov, numero 3 del ranking ATP, è stato eliminato dall’inglese Kyle Edmund, numero 49 del mondo, già designato dalla stampa come l’erede di Andy Murray. Se il ventitreenne britannico sarà il prossimo numero uno del Regno Unito, successore al trono di sir Andy, non lo so. Certo è che possiede un dritto devastante e una buona tenuta atletica e mentale, che gli ha permesso di stendere un baluginante Dimitrov in quattro set, con un 6-4, 3-6, 6-3, 6-4. Bisogna ammettere che anche il bulgaro ci ha messo del suo: è dall’inizio del torneo che gioca un tennis evanescente, sottotono, alternando colpi vincenti a momenti di buio. A parte nel match contro l’australiano Nick Kyrgios, in cui è sempre stato in partita, in tutti gli altri incontri Dimitrov ha fatto il minimo sindacale per portare a casa il risultato. Forse sarò cattivo, ma dal numero 3 del mondo mi aspetterei qualcosa di più, soprattutto in uno Slam. Magari che lo vincesse pure. Il talento non basta per essere un campione, ci vuole anche continuità e abnegazione.

Cilic
Marin Cilic

Cilic e Nadal. Mentre Edmund si stava già preparando a intercettare le fucilate di Nadal, la storia è cambiata improvvisamente. La sfida tra il maiorchino e Marin Cilic ha visto i due darsele di santa ragione fino al quinto set, quando la coscia destra del numero uno del mondo non ne ha voluto più sapere di funzionare, costringendolo a ritirarsi sul 2 a 0 per il croato. Peccato, perché sicuramente sarebbe stato un quinto set spumeggiante.

Chung
Chung

Chung nella storia. Nemmeno un accenno di appagamento nel braccio, nelle gambe e nella testa del giovane Chung, che nel terzo quarto di finale ha interrotto il sogno di Tennys Sandgren in tre set, con il punteggio di 6-4, 7-6, 6-3, diventando così il primo coreano a raggiungere la semifinale di uno Slam. Ora, però, dovrà vedersela con Re Roger, che ha regolato Tomas Berdych con un 7-6, 6-3, 6-4. Dopo aver conquistato un primo set equilibrato e ricco di colpi scena, nei successivi Federer ha dominato il suo avversario senza lasciargli possibilità di replica né spiragli di ripresa, giocando a livelli altissimi. Se in semifinale Chung non vorrà essere travolto dovrà dare fondo a tutte le sue risorse.

Elise Mertens
Elise Mertens

Sorpresa Mertens. Mertens, sia nel calcio che nel tennis è un cognome che va forte. Nel torneo femminile la ventiduenne belga, numero 37 della classifica mondiale, ha infatti superato la favorita Elina Svitolina, numero 4 del ranking, con un perentorio 6-4, 6-0. Le sue armi vincenti sono state concretezza e nervi saldi, quelle che sono mancate invece all’ucraina. Nel prossimo turno Elise Mertens affronterà la numero 2, Caroline Wozniacki, che ha avuto ragione della Suàrez Navarro con il punteggio di 6-0, 6-7, 6-2. Le altre due semifinaliste saranno invece Simona Halep e Angelique Kerber, che hanno travolto rispettivamente Karolina Pliskova, per 6-3, 6-2, e Madison Keys, per 6-1, 6-2.